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venerdì 27 ottobre 2017

LA VERITA', VI PREGO, SUL RAPPORTO FRA CIBO E SALUTE

"La pizza al microscopio" (Gribaudo 2016) - pag. 110
"Nel frigorifero il dogma della longevità. La sana alimentazione e l'illusione dell'immortalità": questo è il titolo dell'ultimo appuntamento con la rassegna 2017 di "Pensare il cibo"(il primo incontro, invece, riguardava le bufale sul cibo). Davanti ad una sala quasi piena il dibattito ha impegnato Davide Sisto, tanatologo ricercatore all'Università di Torino, Andrea Pezzana, medico dietologo, docente presso l'Università di Torino e l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Sergio Givone, filosofo docente di Estetica presso l'Università di Firenze.

Il moderatore Rocco Moliterni (giornalista che si occupa soprattutto di critica enogastronomica) ha dato la parola a Sergio Givone, che ha subito puntualizzato un concetto importante: l'eterna giovinezza è una fregatura, perché è la morte da giovani. Quindi è quanto meno opportuno sospettare di chi ci vuol propinare - attraverso rimedi di vario tipo - l'eterna giovinezza. E se il rimedio passa attraverso il cibo? Innanzitutto, in un certo senso, noi condividiamo il cibo con gli animali, che mangiano direttamente (e immediatamente) ciò che trovano in natura. Noi invece mangiamo, in generale, cibo preparato, che di per sé è storia, o meglio, è la nostra storia: da come si mangiava una volta a come si mangia oggi.

Davide Sisto ha ricordato all'uditorio il fenomeno americano del "transumanesimo", dottrina secondo la quale, grazie ai progressi della scienza e della tecnologia, l'uomo è giunto ad avere un controllo totale del proprio stato biologico. Naturalmente, noi non abbiamo un controllo totale del nostro stato biologico. Oltretutto l'efficacia degli antiossidanti è in discussione. Io stesso - a pag. 110 del libro "La pizza al microscopio" (Gribaudo, 2016), in un paragrafo intitolato "La verità, vi prego sugli antiossidanti" ho riportato che l'affermazione secondo cui gli antiossidanti sono buoni e i radicali liberi sono cattivi potrebbe essere uno dei miti scientifici immortali. Testualmente ho scritto: "Topi geneticamente modificati per produrre una maggiore quantità di radicali liberi hanno vissuto quanto ci si sarebbe aspettato da un topo, non di meno. Inoltre, topi geneticamente modificati per produrre una maggiore quantità di antiossidanti non hanno vissuto più del normale". Peraltro, il rapporto fra cibo, alimentazione e salute è piuttosto complesso, nonché reso più difficile dalla presenza delle bufale e dalle scoperte scientifiche in attesa di verifica, che talvolta vengono lanciate dagli organi di stampa come soluzioni definitive. Spesso invece si tratta solo di piccoli passi in avanti. Proprio di questi temi si parlerà - grazie al contributo di oltre 30 relatori - al secondo Convegno Nazionale di Medicina e Pseudoscienza, in programma dal 6 all'8 aprile 2018 a Roma. D'altronde, Davide Sisto - in veste di studioso di tematiche inerenti la morte - ha detto che noi consideriamo la morte come un effetto specifico di una causa contingente, e cerchiamo di "risolvere la causa". Invece si potrebbe affermare che noi moriamo di "mortalità": in questo modo dovremmo sgomberare la mente da illusioni fondate sul cibo e sui farmaci. Il cibo va inserito all'interno di un contesto vitale razionale, ovvero in un contesto in cui sappiamo che comunque dovremo morire.

Anche Andrea Pezzana è risultato d'accordo con Davide Sisto. Non a caso ha affermato che l'allungamento della vita non è un obiettivo da conseguire. Abbiamo già ottenuto l'allungamento della vita ed ora facciamo i conti con le conseguenze sui singoli, sulle famiglie e sullo Stato. Invece di affrontare un'estrema vecchiaia costellata di numerose malattie cronico-degenerative dovremmo puntare a ridurre la durata del periodo di vita peggiore. E il cibo come si inserisce nella vita delle persone? Il cibo, da compagno di viaggio di cui conoscevamo tutto, si è trasformato in oggetto di consumo e quindi, ora, segue le regole di tutti gli altri beni di consumo.

Prendiamo ad esempio il caso degli astronauti: nel loro caso si verifica un invecchiamento in salute, ma accelerato. I sei mesi di permanenza nello spazio di Samanta Cristoforetti le sono costati oltre 10 anni di invecchiamento. La Nasa inizialmente aveva pensato di risolvere il problema con gli integratori, ma i risultati furono scarsi. Ora invece punta di nuovo sul cibo. Fortunatamente gli astronauti sono mediamente molto sani e recuperano parecchio al loro ritorno sulla Terra.

Ma non è solo il cibo a consentirci di invecchiare in salute. Anzi, non basta. Hanno un peso rilevante sulla nostra salute in età avanzata gli stili di vita e le relazioni con le altre persone e con il territorio. Questi fattori possono completare una dieta non vegetariana, ma che tende verso i vegetali e i legumi, senza però medicalizzare il cibo quotidiano, ovvero senza ridurlo ad un quantum di calorie, come ha ribadito anche Sergio Givone. Così pure si è espresso Davide Sisto, quando ha detto che il cibo non può essere uno strumento per sconfiggere la morte. Se facciamo rientrare la morte nella nostra vita, allora il cibo può diventare qualcosa che migliora la nostra vita. Ciò significa mantenere un comportamento razionale, considerando anche che - ad esempio - contro la casualità dei tumori non possiamo far molto (ma la prevenzione va sempre e comunque attuata).
I relatori del 26 ottobre (Pensare il cibo 2017)

Andrea Pezzana ha poi definito alcuni strumenti come le piramidi alimentari (alla cui base sono posti gli alimenti da consumare in maggior quantità, mentre al vertice risultano quelli da consumare raramente) e i colori della salute per orientarsi nell'alimentazione. Inoltre ha ribadito due fatti importanti: innanzitutto non siamo certi che l'assunzione di sostanze per via orale o tramite iniezione faccia bene come l'assunzione di quelle stesse sostanze tramite il cibo. Ha quindi implicitamente posto un livello di attenzione su integratori e sostituti del cibo. Inoltre se c'è qualcosa che ci fa bene (ad es. un determinato cibo), non è assolutamente detto che mangiandone in maggior quantità ci faccia stare meglio. Ad esempio, sono noti alcuni casi in cui un eccesso di vitamine ha avuto un effetto controproducente.

Esistono poi alcuni inganni in cui facilmente possiamo cadere. Prendiamo la dieta mediterranea: non si tratta di mangiare pasta col pomodoro, ma di fare una dieta molto morigerata, stagionalizzata, localizzata e sostenibile rispetto al territorio. E' altrettanto diffuso l'equivoco (commerciale) di prodotti come "Quattro salti in padella" che ci vorrebbero illudere di far festa tutti i giorni. Non c'è mai stata festa tutti i giorni con riferimento al cibo: ad esempio chi allevava colombi per mangiarli sapeva benissimo che non poteva certo mangiarli tutti i giorni...

Infine, ecco un'interessante risposta ad una domanda del pubblico sulla dieta vegana. Andrea Pezzana ha detto che si tratta di una dieta sicuramente sconsigliata nei primi anni di vita e - in ogni caso - è un regime alimentare che richiede un controllo ossessivo del cibo (e già questo non va bene), al fine di determinare (e colmare con integratori) ciò che manca. Quindi la dieta vegana porta comunque ad una medicalizzazione dell'alimentazione. E - ha aggiunto Sergio Givone - sembra quasi uno strumento di ascesi.

Walter Caputo
Cofondatore del blog "Cibo al microscopio"
Coautore del libro "La pizza al microscopio"
Relatore al CNMP 2018: Secondo Congresso Nazionale di Medicina e Pseudoscienza

mercoledì 25 ottobre 2017

BUFALE SUL CIBO: TRA CENSURA, LIBERO PENSIERO E LEGITTIMITA'

I relatori di "Pensare il cibo" 2017 (prima serata)
Post-verità? Che cosa significa esattamente? Se siete interessati all'argomento, ed ormai non ne potete più di leggere bufale sul cibo, allora questo pezzo è per voi. Soprattutto se vi siete persi il primo appuntamento dell'edizione 2017 di "Pensare il cibo", in cui si è cercato di capire se sia meglio istituire un'opportuna censura delle bufale oppure lasciare intatta la libera manifestazione del pensiero, ed educare la popolazione al riconoscimento delle fake news che affollano il web. Si è posto l'accento anche e soprattutto sulla legittimità delle affermazioni. E a fine conferenza non poteva mancare il solito soggetto del pubblico che esterna un'affermazione clamorosamente falsa.... Ma andiamo con ordine.

Il Prof. Luigi Perissinotto, docente di Filosofia del Linguaggio presso l'Università di Venezia, ha introdotto il dibattito affermando che il "post" (di post-verità) significa "dopo la verità" o anche "oltre la verità". Già, ma la verità cos'è? Forse al mondo di oggi non interessa la risposta. Prevalgono infatti le emozioni, l'identificazione con il gruppo, la ricerca di cose che possano confermare il nostro pensiero. D'altronde cercare informazioni contro il nostro pensiero è psicologicamente pesante, e allora perché dovremmo farlo? Se siamo caduti dentro una bufala è perché ci piace, e tenderemo soltanto a cercare conferme della nostra credenza.

C'è chi pensa che la post-verità escluda necessariamente la verità, ma in realtà non è così. La verità continua ad esistere, perché non è venuta meno la verità, ma piuttosto la sua legittimazione. Non a caso leggiamo spesso termini come "scienza ufficiale", "medicina ufficiale" e simili: usare l'aggettivo "ufficiale" significa già prendere le distanze dalle "autorità" come la scienza e la medicina. Così, le autorità sono state sostituite dalla soggettività. Si ritiene di poter parlare di qualunque argomento, ovvero ci si sente legittimati a trattare qualunque materia, e ciò in cui si crede si considera vero. D'altronde è noto che - ad esempio - coloro che pensano che i vaccini causino l'autismo ne sono proprio convinti. Secondo loro la verità è proprio quella.

Il Prof. Peppino Ortoleva, che insegna "Comunicazione e cultura dei media" presso l'Università di Torino, ha ricordato all'uditorio che nel 1840 a Parigi esisteva un'intera industria di notizie false. C'erano esperti di notizie false, ovvero soggetti capaci di inventare notizie (false) divertenti, un po' credibili e un po' incredibili. 
Noi oggi leggiamo l'oroscopo sapendo che è falso, in quanto non cerchiamo la verità. Il nostro obiettivo è costituito da belle storie dal punto di vista narrativo in cui trovare conferme a ciò in cui crediamo. E, tendenzialmente, crediamo in ciò di cui abbiamo bisogno. Internet non ha fatto altro che amplificare quelle che una volta si chiamavano "leggende metropolitane". Inoltre una volta le chiacchiere si sviluppavano al bar, mentre oggi Internet unisce l'oralità con la scrittura, ovvero la chiacchiera da bar con le cose serie.

Il Prof. Perissinotto ha poi evidenziato i due temi più importanti che hanno caratterizzato la filosofia del 900: il senso (cioè il significato) e la finitezza. Entrambi sono perfetti per il cibo. D'altronde l'obiettivo di questa rassegna è proprio inquadrare il cibo sotto l'ottica della filosofia...

Il Prof. Ortoleva ha ricordato all'uditorio che esiste un'utile chiave di lettura per inquadrare la "struttura" di molte bufale abilmente confezionate. Si tratta di un incubo che ci portiamo dietro dalla Seconda Guerra Mondiale e che ha subito una serie di evoluzioni, fino a trasformarsi nella "paura del suicidio dell'umanità". Quante volte abbiamo pensato: "ci stanno avvelenando tutti" oppure "ci stiamo avvelenando tutti" e quante volte abbiamo temuto gli OGM?
Ouverture musicale 

Il detto: "parla come mangi" presuppone che tutti sappiano mangiare. E così pensiamo di saperne sul cibo a sufficienza da poterlo giudicare. Automaticamente ci legittimiamo a parlarne, a scriverne. Da lì a creare bufale sul cibo il passo è breve. Possiamo contare su molti "clienti", perché nel nostro Paese l'attenzione al cibo è addirittura eccessiva.

Da più parti si invoca una "polizia delle bufale", ma secondo Ortoleva si tratta di un vicolo cieco. Si rischierebbe infatti una sorta di "verità di Stato", in base alla quale qualcuno dovrà tacere e qualcun altro potrà parlare. Il Prof. Perissinotto non è d'accordo: ritiene che sia diventata una questione personale e soggettiva e che si finisca dentro la rete delle opinioni e delle credenze. Ma questa in realtà si chiama "delegittimazione". Il concetto è semplice: ci sono cose in cui non siamo esperti e quindi non siamo legittimati ad imporre a nessuno le nostre idee.

Il moderatore del dibattito aggiunge che la censura delle bufale è pericolosa, perché non ne conosciamo i limiti. E' meglio educare le persone a riconoscere autonomamente le bufale.

Ed infine giunge la ciliegina che rovina la torta. Salta fuori dal pubblico un soggetto che si definisce medico e avvocato. Afferma che in realtà i vaccini causano l'autismo nei bambini in una percentuale piccolissima di casi. Conviene però vaccinare per l'immunità di gregge. Aggiunge infine che l'evidenza della relazione vaccini-autismo è stata fornita dai giudici che hanno stabilito risarcimenti per i danneggiati. E' questa la libertà di pensiero? Finito lo show, il soggetto viene ignorato dai presenti in sala. E' ora dell'aperitivo conviviale: il cibo attira tutti. Ma io non posso fermarmi, ho avuto una giornata troppo lunga. Mentre sono sullo scooter continuo a pensare al soggetto di cui sopra. Insomma, mi è rimasto in mente il peggio.

Walter Caputo
Cofondatore del blog "Cibo al microscopio"
Coautore del libro "La pizza al microscopio"
Relatore al CNMP 2018secondo Congresso Nazionale di Medicina e Pseudoscienza




lunedì 23 ottobre 2017

IL CIBO SOTTO LA LENTE DELLA FILOSOFIA

Sara Casiraghi
Torna a Torino, con la quarta edizione, "Pensare il Cibo". Si tratta di un appuntamento diventato ormai un classico nel panorama culturale torinese, che quest’anno si terrà nelle serate di martedì 24, mercoledì 25 e giovedì 26 ottobre, a partire dalle ore 18 presso il Circolo della Stampa di Torino, in Corso Stati Uniti 27 (ingresso libero).

Quest’anno sotto la lente d’ingrandimento della filosofia finiranno tematiche di estrema attualità: dalla cosiddetta “post verità”, cioè la verità di comodo che innesca le bufale sul cibo, alla nascita delle culture alimentari in base a ragioni ambientali, religiose, contaminazioni sociali, scoperte scientifiche e tecnologiche. Culture del cibo che nascono anche oggi, nel nuovo ecosistema urbano della modernità. Fino al “dogma” della longevità, uno dei principali argomenti del marketing alimentare e del mondo della nutraceutica.

A sviscerare i temi e a confrontarsi sulle diverse visioni, saranno personaggi di spicco nei campi della filosofia, della storia, della psicoanalisi e delle scienze nutritive, moderati da giornalisti culturali.
Così come nelle precedenti edizioni, il format di Pensare il Cibo prevede, per ogni appuntamento, un’originale ouverture musicale, grazie alla collaborazione con Pequeñas Huellas, progetto internazionale che promuove la nascita di orchestre e cori di giovani e che persegue finalità di promozione sociale e dei valori della fratellanza.

"Pensare il cibo" edizione 2016: ouverture musicale
Al termine di ogni serata sarà offerto un aperitivo conviviale per riflettere sui temi affrontati e condividere riflessioni ed emozioni, organizzato da Sara Casiraghi di pentolapvessione.it in collaborazione con lo chef del Circolo della Stampa e grazie all’utilizzo di prodotti a marchio Fior Food di Nova Coop. Originale la sua proposta: martedì 24 ottobre in contrapposizione alle bufale sul cibo verrà offerto un assaggio delle ricette del periodo di guerra, ovvero come tirar fuori un manicaretto con due scarpe vecchie. Mercoledì 25 ottobre assaggi della tradizione gastronomica italiana. Giovedì 26 ottobre assaggi della tradizione gastronomica sarda, più specificamente dell'ogliastra e della barbagia, dove risiede il più alto numero di centenari.

Pensare il Cibo ha ricevuto il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino.
E’ sponsorizzato da Nova Coop e da Fior Food.

Qui trovate il programma. Occorre prenotarsi scrivendo a info@pensareilcibo.it

Ufficio Stampa Pensare il Cibo: Spazi Inclusi (www.spazi-inclusi.it)
Stefano Bosco - Tel.338.9321089 - stefano.bosco@email.it