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mercoledì 8 aprile 2020

COME APPRENDERE E MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE ENOGASTRONOMICA

Saper scrivere di cibo è molto importante. La comunicazione enogastronomica non è solo riservata ai giornalisti, ma anche a tutti coloro che scrivono di cibo perché lo producono, lo vendono e lo esportano. 

Per i giornalisti si tratta di ottenere una specializzazione, per acquisire tutte le abilità del food writing, e diventare professionisti del settore. D'altronde, per operare sulla carta stampata, in radio o sul web occorrono strumenti differenti. A tal proposito, secondo alcuni, basterebbe la passione. No, la passione è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Ogni lavoro, e quello del giornalista enogastronomico non fa eccezione, richiede competenze e conoscenze specifiche. E sono proprio queste ultime che consentono di ottenere un reddito dalla propria attività, mentre - spesso - la passione fine a se stessa è destinata ad affievolirsi e scomparire di fronte alle necessità di essere remunerati per il lavoro che si svolge.

Un ruolo importante nel food writing è svolto dalle tecnologie. Serve saper gestire un sito, aggiornare costantemente un blog, diffondere il proprio lavoro tramite diversi canali social, saper scattare foto degne di questo nome e girare video brevi e accattivanti.

Non dimentichiamo poi le necessarie conoscenze scientifiche di base: trasformazioni fisico-chimiche, allergie, additivi.

Soprattutto coloro che scrivono di cibo perché lo producono e lo vendono hanno bisogno di conoscenze di marketing editoriale, di igiene e sicurezza alimentare e di storia del cibo. Naturalmente, ciò non guasta nel bagaglio di un giornalista, ad esempio quando deve scrivere un pezzo su un ristorante che ha danneggiato i suoi clienti a causa della scarsa igiene. Oppure quando deve distinguere - nella narrazione commerciale di una grande azienda alimentare - ciò che è realmente storia in quanto si è verificata, ciò che è effettivamente scienza, poiché accertata, e ciò che invece è pura comunicazione commerciale, che fa leva sulle nostre "debolezze" per indurci all'acquisto. 

Esiste un corso che contiene tutto questo? Sì, si chiama "Food writing: scrittura e cucina - dal food blogging al giornalismo enogastronomico" e viene proposto dall'Accademia Telematica.

Walter Caputo
Coautore del libro "La pizza al microscopio"
Cofondatore del blog "Cibo al microscopio"
Docente di marketing editoriale, sicurezza alimentare e storia del cibo nel corso "Food writing: scrittura e cucina" dell'Accademia Telematica.




domenica 2 aprile 2017

LA TETRODOTOSSINA DEL PESCE-PALLA RESISTE ALLA COTTURA

Walter Caputo e Rossano davanti all'ingresso del
Giardino delle piante velenose a Tenerife
"Se hai ingoiato il boccone sbagliato, le probabilità di sopravvivere sono piuttosto limitate", scrive Luis Devin nel libro "Ai confini del gusto", recentemente recensito su questo blog. Si riferisce al "fugu", termine che in giapponese significa sia pesce-palla che preparazione a base dello stesso. Ciò che rende così pericoloso tale alimento è la tetrodotossina, una tossina naturale particolarmente potente, in quanto può provocare facilmente la morte. E non si tratta di una bella morte.

Per capire meglio la questione ci occorrono - preferibilmente - un chimico e un antropologo. Il chimico è Pellegrino Musto, dirigente di ricerca presso l'Istituto di Chimica e Tecnologia dei Polimeri del CNR, nella sede di Pozzuoli (Napoli). Si occupa di chimica-fisica e, in particolare, di spettroscopia molecolare. Ha scritto un ottimo libro divulgativo: "Avventure molecolari - alla scoperta della chimica tra farmaci, droghe e veleni", pubblicato da Apogeo Education e Maggioli Editore nella collana "L'avventura della ricerca" a cura di Giovanni Filocamo.

Abbiamo anche l'antropologo, appunto Luis Devin, che ha compiuto ricerche soprattutto in Africa Centrale: ha vissuto nella foresta pluviale del Camerun con i pigmei Baka ed è stato sottoposto al loro rito segreto di iniziazione maschile, che ha ben raccontato nel libro "La foresta ti ha". Proprio in quel periodo ha potuto gustare le termiti vive e le larve di coleottero. Così, in seguito, ha scritto il libro "Ai confini del gusto - viaggio straordinario fra i cibi più insoliti del pianeta" per raccontare quello che gli altri mangiano e che noi ancora non comprendiamo, e non ha ristretto la sua indagine soltanto agli insetti commestibili, ma anche - e non solo - al pesce-palla.

Partiamo dunque dalle tossine. Si tratta - in generale - di molecole in grado di procurare la morte di un individuo sano in brevissimo tempo e con precisione chirurgica, come ci ricorda Pellegrino Musto. Siamo abituati a chiamare le tossine con il termine - più evocativo - di veleni. E di veleni ne esistono tanti, sia di origine naturale ovvero presenti in piante e animali sia fabbricate dall'uomo, spesso non per fini nobili.

Fra le tossine naturali più famose troviamo la nicotina, il curaro, la stricnina, la cicuta e - appunto - la tetrodotossina, impiegata dal pesce-palla a scopo difensivo. In particolare si tratta di una neurotossina in grado di ostruire i canali del sodio (di un essere umano) rendendo la terminazione nervosa incapace di trasmettere il segnale, con la conseguente paralisi e morte per asfissia. I primi sintomi di avvelenamento sono un senso di calore e un piacevole formicolio al palato, ma dopo giungono i tipici segnali della paralisi progressiva. Purtroppo - in questa situazione è proprio il caso di dirlo - il cervello non viene attaccato dalla tossina, quindi la vittima rimane cosciente e consapevole di ciò che gli sta succedendo nelle poche ore di agonia che lo separano dalla morte. Se invece - e ciò può anche raramente succedere - la morte ritarda e l'agonia si prolunga, probabilmente ci si salverà: bisogna però superare le 24 ore.

Gli appassionati di esperienze estreme sono avvisati, scrive Pellegrino Musto. Non chiedete allo chef di lasciare una minima quantità di tetrodotossina nel pesce-palla per provare una sorta di esperienza di pre-morte, perché la morte potrebbe anche arrivare. Basta una piccolissima quantità in eccesso e ci si procura un biglietto di sola andata per l'aldilà.


Come ci ricorda Luis Devin, la tetrodotossina è contenuta in alcuni organismi marini tropicali, non solo pesci-palla, ma anche nei pesci istrice e nei polpi dagli anelli blu. Si tratta di una neurotossina prodotta da batteri che vivono in simbiosi con questi animali oppure è contenuta nei crostacei e nei molluschi di cui si nutrono. In Oriente il pesce-palla viene consumato da più di 2000 anni e in Giappone è una vera prelibatezza. Però, a causa dei decessi, già nel 1958 il Governo Giapponese ha imposto regole ferree a cuochi, rivenditori e ristoratori. Ci vuole una speciale licenza, che si può ottenere solo dopo un apprendistato di due/tre anni, al termine del quale occorre superare un esame teorico-pratico. In Europa è vietata la vendita per il consumo alimentare. Negli Stati Uniti, per mangiare il pesce-palla occorre trovare alcuni ristoranti esclusivi.

Esistono diverse preparazioni alimentari a base di pesce-palla. Crudo, marinato, fritto, stufato con ortaggi, condimenti e tofu. Oppure fritto su un letto di riso e tè verde. Le pinne si fanno arrosto e con la pelle si fa l'insalata. Si serve anche cotto, ma la molecola di tetrodotossina è troppo robusta per essere degradata dalle blande condizioni di cottura. Si mangia persino la sacca del liquido seminale, appena grigliata all'esterno...

Naturalmente, come ci avverte Devin, la tetrodotossina è presente in tutto il pesce-palla, ma occorre fare attenzione ad alcuni organi particolarmente carichi di veleno (organi che quindi occorre rimuovere): fegato, gonadi, occhi e intestino. A questo punto credo che abbiate capito: non fate come il capitano James Cook che rischiò di morire per aver mangiato un pesce-palla, da cui aveva tolto solo le interiora per darle in pasto ad un maiale. Era il mese di settembre del 1774, nell'Oceano Pacifico, tra l'Australia e le Isole Figi. Cook e gli altri membri dell'equipaggio passarono solo una notte da vero incubo. Ma il maiale morì.

Walter Caputo




mercoledì 11 gennaio 2017

MANGIANDO SI RISCHIA, MA CI SONO DEI SEMPLICI ED UTILI ACCORGIMENTI DA SEGUIRE

Da sinistra: Roberto Dosio, Davide Venuti, Lucia Bioletti e Fiorella Vietti
Star male dopo aver mangiato è molto spiacevole. Alcuni dicono che il cibo è uno dei pochi piaceri rimasti ed effettivamente potrebbe essere così, a maggior ragione quando si mangia in compagnia, al ristorante oppure a casa di amici. Eppure mangiando si corrono parecchi rischi, occorre quindi adottare le necessarie cautele.

Il 18 novembre 2016 a Torino si è svolta un'interessante conferenza sul tema "Alimentazione e salute": si sono avvicendati al microfono un medico (Fiorella Vietti), una dietista (Lucia Bioletti), un veterinario e un esponente del Corpo Forestale dello Stato (Davide Venuti). Gli organizzatori - Roberto Dosio (Presidente Associazione G.I.C. Forum) e Giuseppe Contestabile (Presidente dell'Associazione ViviPiemonte) hanno voluto fornire al cittadino strumenti di tutela e di conoscenza. In buona sostanza il cittadino deve diventare attivo e ciò implica anche - ad esempio - conoscere chi si occupa di sicurezza alimentare e nutrizione e quale lavoro svolge per la collettività.

La dott.ssa Fiorella Vietti è un medico che lavora presso il Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione dell'ASL TO3. Ha voluto innanzitutto comunicare l'utilità del Servizio in cui opera, perché non sono molti coloro che ne conoscono - nello specifico - le funzioni svolte. Ad esempio:

- il controllo degli alimenti di origine non animale;
- il controllo dei locali dove si somministrano alimenti;
- la vigilanza e il controllo delle acque destinate al consumo umano;
- la sorveglianza e l'indagine sui casi sospetti ed accertati di infezioni, intossicazioni e tossinfezioni di origine alimentare;
- la vigilanza sulla commestibilità dei funghi;
- la vigilanza sulla produzione e vendita di additivi, integratori e aromi alimentari;
- il controllo sulle corrette modalità di produzione e utilizzo dei MOCA (Materiali ed Oggetti destinati al Contatto con Alimenti).

Ma quali possono essere i consigli più generali ed utili da fornire ai consumatori? La dott.ssa Vietti ha ribadito l'importanza del consumatore, in quanto egli è parte attiva ed è anche in grado di cambiare il mercato alimentare (si veda ad esempio il caso dell'olio di palma). Detto ciò, la prima cosa che dobbiamo controllare sono le confezioni: non devono essere né rotte, né bombate, né ammaccate. Il prodotto non deve avere colori alterati, né muffe.

Non esistono solo funghi pericolosi, ma anche insetti, che sono 
pericolosi proprio perché si nutrono di determinati funghi
Le acque minerali e le bevande non devono essere esposte a fonti di calore. Occorre anche fare attenzione ai prodotti confezionati refrigerati: se sono coperti di brina, ghiaccio o bagnati, potrebbe essersi verificata un'interruzione nella catena del freddo. E' opportuno acquistare i prodotti refrigerati a fine spesa ed utilizzare sacchetti termici per conservarli correttamente fino al ritorno a casa. A tal proposito la lettura dell'etichetta dell'alimento è sempre una buona abitudine, in quanto consente di conoscere le corrette modalità di conservazione del cibo.

E poi c'è la vostra cucina di casa. Deve essere sempre pulita e - mentre cucinate - dovete evitare l'utilizzo di monili. Lavatevi bene le mani e asciugatele altrettanto accuratamente, ma ricordatevi anche di lavare spesso gli strofinacci: essi sono un ambiente umido, quindi rappresentano un ottimo terreno di coltura per vari microrganismi.

Lavate bene le verdure e non dimenticatevi del frigorifero: anch'esso va pulito spesso. Inoltre dovete prestare particolare attenzione ai tempi di cottura, che devono essere adeguatamente prolungati per evitare che alcuni microrganismi possano sopravvivere (naturalmente, secondo le regole della sicurezza alimentare, dovreste evitare di mangiare carne cruda e pesce crudo....). Al contrario, lo scongelamento dovrebbe avvenire il più rapidamente possibile, in modo da non lasciare gli alimenti - per molto tempo - a temperature idonee alla proliferazione di microrganismi.

E' opportuno preferire alimenti che abbiano subito trattamenti che ne garantiscano l'innocuità: ad es. è meglio bere il latte a lunga conservazione rispetto a quello appena munto (ebbene sì, il trattamento industriale garantisce la vostra salute, mentre l'idea ingenua del cibo "al naturale" può esporre a rischi molto seri...).

Ecco, ora potete mangiare tranquilli. Buon appetito!

APPROFONDIMENTI

L'etichetta della carne nel nuovo Reg. UE n. 1169/2011
La sicurezza alimentare in tante immagini e in cinque lingue
Formazione sul rischio biologico per la sicurezza dei lavoratori
L'ABC del rischio biologico

Walter Caputo
Autore del libro "La pizza al microscopio", in cui si trattano anche gli aspetti di sicurezza alimentare legati alla pizza