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domenica 31 marzo 2019

LIBRI IN PIAZZA A CIRIE' IL 13 APRILE: CI SARA' ANCHE "LA PIZZA AL MICROSCOPIO"

Sabato 13 aprile 2019 - dalle 10 alle 18 - a Cirié ci sarà "Libri in Piazza" (Piazza San Giovanni e cortile parrocchiale), un'importante manifestazione il cui scopo è raccogliere fondi per le associazioni senza scopo di lucro, tramite la vendita di libri usati per tutti i gusti (saggistica, romanzi, poesie, letteratura per bambini e per ragazzi, divulgazione scientifica, gialli, noir, thriller...).

I fondi raccolti il 13 aprile verranno devoluti all'Associazione E.C.O., che - in questo modo - potrà continuare a tenere basse le tariffe degli psicoterapeuti, offrendo numerosi servizi low-cost a tutti gli associati.

E' questo il motivo per cui siete tutti invitati a Cirié , per trascorrere una bella giornata tra libri e intrattenimenti vari. A tal proposito, il 13 aprile alle 11:00 circa ci saranno anche gli autori del libro: "La pizza al microscopio". Non si tratta solo di una presentazione, in quanto Walter Caputo e Luigina Pugno eseguiranno esperimenti scientifici in diretta, per la gioia dei piccoli e dei grandi. Il titolo è: "Senza lievito non si gonfia". Dalle 15 alle 17 ci sarà il laboratorio di giocoleria a cura di Atlas Circus. E alle 17 si terrà la premiazione del concorso letterario: "Non c'era una volta". In  caso di maltempo l'evento di svolgerà sotto i portici di Palazzo D'Oria.

Walter Caputo
Food Science Writer

domenica 15 gennaio 2017

UNA NUOVA SCUOLA DI RISTORAZIONE E PANIFICAZIONE CON "LA PIZZA AL MICROSCOPIO"

I sei padri fondatori della Scuola di Ristorazione & Panificazione
Sabato 14 gennaio 2017 a Quartu Sant'Elena, in Sardegna, c'è stata la presentazione della nuova Scuola di Ristorazione & Panificazione. Nell'immagine potete vedere i sei padri fondatori: da sinistra Simone Tocco, Camillo Caddeo, Claudio Stara, Cristian Tolu, Giuliano Marongiu e Alessandro Zara. Ciascuno di loro è partito da zero ed ha avuto successo con il proprio lavoro. Ogni fondatore ha aperto una propria attività nell'ambito della ristorazione e ha già formato molti corsisti, che a loro volta hanno aperto attività (anche all'estero) o hanno comunque raggiunto l'indipendenza economica.
La locandina della Scuola di Ristorazione & Panificazione
Il logo della nuova scuola è facile da riconoscere per i sardi, mentre è un po' meno riconoscibile da parte di tutti gli altri. Di cosa si tratta? A pag. 8 del bel libro "Sardegna... che storia!" di Giancarlo Basciu, pubblicato da Domus de Janas si legge: "Le pintadere, diffuse in età nuragica, sono reperti archeologici in ceramica o terracotta di forma circolare, caratterizzati da un disegno geometrico usato come stampo o timbro per decorare il corpo, il pane o i tessuti". Ecco svelato il mistero: il logo è una pintadera e le sei stelle rappresentano i sei padri fondatori.
Uno dei testi adottati dalla nuova scuola
L'obiettivo della scuola è formare nuove generazioni di ristoratori, panificatori e pizzaioli consapevoli del valore del loro mestiere. La S.R.P. intende quindi produrre solo risultati che durino nel tempo. Nell'ambito di questa missione ha deciso di adottare - fra i testi - anche il libro "La pizza al microscopio" che, in occasione della nascita ufficiale della S.R.P., è stato presentato dagli autori, il sottoscritto e Luigina Pugno

I sei fondatori della S.R.P. con Luigina Pugno, autrice de "La pizza al microscopio
Abbiamo spiegato com'è nata l'idea e perché e per chi l'abbiamo scritto. Abbiamo chiarito alcuni dubbi in merito ai destinatari e al taglio del libro. Molto utile si è rivelato spiegare la struttura: infatti i fondatori hanno scelto di adottare il libro per la S.R.P. proprio perché è strutturato in modo da essere adatto agli studenti. Inoltre non è noioso, non è troppo lungo, è divulgativo ma è completo. Ha un buon corredo di immagini ed unisce - in modo didatticamente convincente - gli aspetti storici con quelli scientifici. Questi, in sintesi, sono stati i motivi per i quali il libro è stato adottato.
Acqua iperminerale S. Martino
Fra gli sponsor dell'evento dobbiamo ringraziare l'acqua iperminerale S. Martino e i prodotti Gustarosso

Acqua iperminerale S. Martino e i prodotti Gustarosso: sponsor dell'evento
L'inaugurazione della scuola si è conclusa con un fuori programma: un'esibizione di pizza acrobatica di Simone Tocco. 

Simone Tocco in un'esibizione di pizza acrobatica
Ringrazio infine tutti coloro che hanno partecipato all'inaugurazione della scuola e alla presentazione del libro.

Walter Caputo

venerdì 11 novembre 2016

L'ESTRAZIONE DEL DNA DAL POMODORO: INTERVISTA ALLA BIOTECNOLOGA ALESSANDRA MIRAGLIA

Alessandra Miraglia (con il camice) e Luigina
Pugno, mentre rispondono alle domande poste
dal pubblico
Venerdì 4 novembre 2016 al Festival della Divulgazione - in occasione della presentazione del libro "La pizza al microscopio" - gli spettatori hanno assistito ad un esperimento scientifico in diretta. La biotecnologa Alessandra Miraglia ha estratto il DNA da un pomodoro, utilizzando strumenti che normalmente si trovano in casa. Esattamente in questo modo l'esperimento è descritto - passo per passo - sul libro citato.

Vogliamo però chiedere alla dott.ssa Miraglia come si procede in laboratorio per effettuare un esperimento di questo tipo.

Innanzitutto, dott.ssa Miraglia, che cosa ci occorre per effettuare l'esperimento?

Sicuramente serve il materiale da cui estrarre il DNA, cioè il pomodoro, ma va bene anche il kiwi o la banana. Poi ci occorre carta da filtro, ansa, becher, provette, pipette, pestello e mortaio. Ed anche una piastra riscaldante ed un termometro per tenere sotto controllo la temperatura. Dovremo preparare la soluzione di estrazione, che sarà composta da tensioattivi (es. detersivo per piatti), cloruro di sodio (sale da cucina) ed un enzima proteolitico. Un enzima non è altro che un catalizzatore, ovvero un mezzo per velocizzare una reazione chimica: a tal fine si può usare la bromelina, che è una proteasi e si estrae dal succo d'ananas. Infine dobbiamo procurarci dell'etanolo: va bene l'alcol a 96 gradi.
Se avessimo a disposizione un microscopio elettronico potremmo vedere i filamenti di DNA: dovremmo però colorarli con il blu di metilene. Per vedere proprio la doppia elica ci vuole un microscopio atomico.
Sotto i riflettori: l'estrazione del DNA dal pomodoro e
il libro "La pizza al microscopio" (Gribaudo 2016)

A questo punto come si procede?

In laboratorio si procede grosso modo come si potrebbe procedere a casa propria. Però prima si devono fare le misure: 100 grammi di pomodoro ripulito da pelle e semi. La polpa di pomodoro va pestata con delicatezza, perché altrimenti il DNA potrebbe deteriorarsi.
A parte occorre preparare la soluzione di estrazione nel becher: 100 ml d'acqua, 10 ml di detersivo per piatti, 3 grammi di sale, 5 ml di succo d'ananas fresco (intendo dire estratto proprio dall'ananas). A questo punto aggiungiamo la soluzione di estrazione al pomodoro pestato. Mettiamo il risultato ottenuto a bagnomaria sulla piastra riscaldante. La temperatura massima è 50°C, se si dovesse superare tale temperatura potrebbero verificarsi processi ossidativi e di degradazione del DNA. Riscaldare serve a velocizzare il processo. Poi però dobbiamo raffreddare velocemente in un bagnetto di ghiaccio. Filtriamo usando la carta da filtro, preleviamo 20 ml di filtrato e lo mettiamo nella provetta.
Nella provetta aggiungiamo 20 ml di etanolo facendolo scendere lentamente, in modo che le due soluzioni non si mischino. Infatti l'alcol è solubile, però è meno denso, quindi resta in superficie e galleggia. Il DNA precipiterà nell'alcol ed osserveremo dei fiocchettini che vanno prelevati con un'ansa e riposti su un vetrino. Poi basterà aggiungere una goccia di colorante (blu di metilene) e si potrà osservare il risultato al microscopio elettronico.
Da sinistra: Walter Caputo, Alessandra Miraglia e
Luigina Pugno (foto ricordo FDD2016)

Molti associano caratteristiche negative al termine "biotecnologie". Credono che i biotecnologi siano oscuri manipolatori della natura. Come stanno in realtà le cose?

Le biotecnologie rappresentano un'evoluzione della tradizionale biologia che si studia all'università. Come la biologia, la biotecnologia ci consente di studiare e conoscere la vita. Però, a differenza della biologia, la biotecnologia - appunto grazie a tecnologie ad hoc - ha fatto passi da gigante. Intendo riferirmi ad esempio all'ingegneria genetica. In un certo senso la biotecnologia potrebbe essere scaturita dall'unione dell'ingegneria con la biologia. L'ingegneria crea a livello macroscopico (pensiamo ad es. ad un grattacielo), mentre la biotecnologia crea a livello microscopico.
L'evento del 4/11/2016 al Festival della Divulgazione di Potenza

A proposito, qual è il suo pensiero rispetto agli OGM?

Dobbiamo sempre considerare che lo scopo deve essere il miglioramento genetico (ad es. nell'ambito dei vegetali). Vorrei dire questo ai lettori: se siete contrari agli OGM, provate le radiazioni ionizzanti! Oppure mettetevi a fare tentativi e magari otterrete risultati dopo molti anni. E' proprio questo il punto: gli OGM sono il frutto di una tecnica molto più mirata delle radiazioni ionizzanti e sono un deciso passo avanti rispetto ad incroci casuali, frutto di innumerevoli tentativi, nell'attesa di risultati che talvolta non arrivano. E intanto dobbiamo comunque mangiare. In tantissimi, seduti alla stessa tavola....

Walter Caputo e Luigina Pugno

mercoledì 19 ottobre 2016

LA PIZZA SURGELATA MADE IN ITALY ALLA CONQUISTA DEL MONDO: IL CASO RONCADIN SPA


Walter Caputo e Luigina Pugno, autori de "La pizza al microscopio", sono molto curiosi, altrimenti non avrebbero scritto il libro. E dopo aver trattato gli aspetti scientifici della pizza mangiata in pizzeria, perché non cercare di capire come viene fatta una pizza surgelata? Detto e fatto.

Devo ringraziare - oltre all'ufficio stampa di Gravità Zero - Silvia Perfetti (ufficio stampa Eoipso), perché mi ha messo in contatto con Elisa Piccinin (ufficio stampa Roncadin), che ha gentilmente soddisfatto tutte le mie curiosità. A proposito di uffici stampa, se volete capire cosa fa un addetto stampa ad indirizzo tecnico-scientifico, c'è un corso nuovissimo per voi. Fra i vari casi che potrete analizzare in aula (ma anche in teledidattica), c'è anche quello del libro "La pizza al microscopio", che peraltro - fino al 31 ottobre - viene offerto con lo sconto del 20%.

Roncadin Spa - palline di impasto
Vi siete mai chiesti come si fa una pizza surgelata? Chi consuma molte pizze surgelate? Avete poi notato che - in tempi recenti - la qualità delle pizze surgelate sta crescendo? Risponde alle vostre domande Roncadin Spa, che prevede per il 2020 di raggiungere la produzione di 500.000 pizze al giorno. Lavorano in Roncadin quasi 500 fra dipendenti e collaboratori e il 68% del fatturato è generato da clienti stranieri. Si tratta soprattutto di Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti. In questi giorni Roncadin è al SIAL, Salone Internazionale dell'Alimentazione di Parigi, per presentare i suoi nuovi prodotti: l'obiettivo è diffondere all'estero le eccellenze italiane, come la mozzarella di bufala, i friarielli, la ricotta e il cavolo nero. Non si tratta solo di traguardi di un'azienda, ma di tutta la filiera del food made in Italy.

Quali sono le principali fasi di realizzazione della pizza surgelata? Il processo è completamente meccanizzato oppure no? Cosa viene fatto a mano?

Il nostro ciclo è unico nel suo genere, perché abbiamo un processo brevettato. Le fasi sono:
- preparazione dell'impasto;
- lievitazione;
- spezzatura con creazione della pallina;
- pressatura a caldo della pallina per la creazione della base (brevetto);
- stesura del pomodoro;
- cottura in forno a legna su pietra lavica;
- farcitura a mano.

Occorre evidenziare che noi farciamo dopo la cottura, in quanto gli ingredienti dovranno essere cotti nel forno del consumatore. Le fasi finali comprendono il raffreddamento, la surgelazione e il confezionamento (film primario e poi astuccio).
Roncadin Spa - Controllo

Come viene fatto l'impasto? Con quali ingredienti? Come viene lavorato? Quanto tempo lievita? In cosa consiste la pressatura a caldo dell'impasto?

Abbiamo circa 150 tipi diversi di impasto: si tratta di ricette nostre, studiate con blend di farine di forze diverse per ottenere il prodotto più rispondente alle esigenze del cliente ed ai gusti dei diversi paesi. Le farine provengono da mulini italiani. Le pizze lievitano dalle 5 alle 24 ore.
La pressatura a caldo viene fatta tramite dischi caldi, che creano la base per pressione, e il calore genera un piccolo strato sottile che rende la base impermeabile dalla salsa di pomodoro.

Come viene farcita la pizza? Quali ingredienti vengono utilizzati nelle varie tipologie di pizze? Qual è l'origine di tali ingredienti? Come si inseriscono gli elementi che vanno inclusi a metà o a fine cottura?

Come già detto, la pizza viene farcita dopo la cottura della base, così tutti gli ingredienti saranno cotti nel forno del consumatore finale. Esistono circa 540 ricette, che variano a seconda del paese, in quanto ogni paese ha i suoi gusti peculiari (in Germania ad esempio si fanno tantissime pizze con il salame, invece in Inghilterra con il pollo e la salsa barbeque). L’origine degli ingredienti è prevalentemente italiana (ad es. farine e pomodoro), ma soprattutto per le pizze estere capita di acquistare ingredienti all’estero, proprio perché il nostro gusto ed i nostri prodotti non sono armonizzati con quelli degli altri paesi: è difficilissimo trovare una salsa barbeque oppure una crema bavarese prodotta in Italia…

Come viene cotta la pizza? Con che tipo di forno, per quanto tempo e a quale temperatura? 

La pizza viene cotta in un forno a legna per  90 secondi a 300 °C.

Come mai, in generale, una pizza surgelata non ha l'aspetto di una tradizionale pizza napoletana, ovvero quella fatta secondo il disciplinare e recepita dall'Unione Europea come S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita)? Intendo dire, ad esempio, come mai il cornicione non è così gonfio, né altrettanto morbido? Perché, sempre in generale, il cornicione non è sufficientemente maculato di macchie scure? A quanto ammonta il diametro finale della pizza?

Noi abbiamo diametri variabili, da 25 (gli stranieri preferiscono pizze più piccole) a 30 cm.
Il forno industriale cucina a legna, ma la fiamma è più distante e quindi non ci sono le classiche bruciature. Inoltre, bisogna calcolare che la cottura finale avviene nel forno di casa, quindi è necessario che non ci siano già bruciature!
Esistono delle ricette con il cornicione più grosso, ma non ci sono le bolle grosse in quanto nella fase di confezionamento, visto che devono stare dentro un astuccio da 2,5 cm di altezza, si romperebbero tutte e l’effetto non sarebbe affatto gradevole una volta aperta la confezione a casa. C’è anche da aggiungere che all’estero piacciono di più le basi sottili.

Quali sono le caratteristiche tecniche e scientifiche degli imballaggi che usate? Quali proprietà possiedono, affinché la pizza venga correttamente conservata?

Ci sono due protezioni: il film primario, ovvero una pellicola trasparente, che viene posta appena all’uscita della surgelazione e il cartone finale. Entrambi sono ovviamente certificati per alimenti e in linea con la normativa di settore.

Un prodotto Roncadin Spa

Perché vendete soprattutto all'estero?

Perché in Italia la pizza buona la si trova ovunque! Ci sono un sacco di pizzerie, pizzerie da asporto e simili che offrono il proprio prodotto ad un prezzo competitivo. All’estero la pizza costa molto di più e quindi il prodotto surgelato da consumare a casa è un buon compromesso. Inoltre, a differenza del nostro paese, all'estero c’è una cultura culinaria diversa, che tende di più a “scaldare” un piatto pronto che a “preparare” partendo dalle materie prime grezze.

A me sembra che negli ultimi anni, in generale, la qualità delle pizze surgelate sia cresciuta. Potrebbe spiegarmi perché?

Ma certo che è cresciuta! La risposta è semplice: è la legge del mercato. La domanda è aumentata anche in Italia, allora sono entrate nel mercato nuove aziende che la fanno meglio…e se qualcuno la fa meglio, ne vende di più…quindi tutti hanno innalzato il livello per non perdere quote di mercato oppure conquistarne nuovi consumatori. Il mercato delle pizze surgelate in Italia è molto giovane e dinamico, ne vedremo delle belle in futuro! (fra parentesi, è il comparto più in crescita nel settore dei Surgelati e vale da solo l’11% di tutto il freddo).

Le pizze surgelate tolgono mercato a quelle fatte in pizzeria oppure no? E perché? Il prezzo contenuto delle pizze surgelate può spiegare l'incremento in termini di vendite?

Non crediamo che le pizze surgelate tolgano mercato a quelle della pizzeria, sono due prodotti che hanno modalità di consumo diverse: il surgelato è il salva-cena, da personalizzare a scelta con gli ingredienti che ci sono nel frigo, mentre la pizzeria è un'esperienza di gusto; scegli di andare in un locale perché sai che il pizzaiolo ti può offrire gusti e ingredienti particolari, freschi e combinazioni che non pensavi fossero possibili.
Il prezzo delle pizze surgelate non giustifica l’incremento: in Italia la pizza surgelata è un prodotto molto nuovo, quindi è quasi normale che il consumo aumenti a causa dei nuovi stili di vita sempre più frenetici e con i minuti contati. Come tutti i prodotti, ci sono varie offerte di prezzo, ma il consumatore italiano sta cambiando, il prezzo non è più la variabile principale nella scelta, subentrano altri fattori, in primis, la lista ingredienti.

Grazie ad Elisa Piccinin e a Roncadin Spa.

Walter Caputo


mercoledì 14 settembre 2016

LA PIZZA AL MICROSCOPIO RECENSITA DA SALE & PEPE

Sul numero di agosto 2016 del mensile "Sale & Pepe" è stata pubblicata una recensione al libro "La Pizza al microscopio - Storia, fisica e chimica di uno dei piatti più amati e diffusi al mondo", scritto da Walter Caputo e Luigina Pugno e pubblicato da Gribaudo. La recensione (ripresa nella foto sotto) è l'ultima (che abbiamo trovato) di una lunga serie, inaugurata il 24 giugno 2016, ovvero il giorno dopo l'uscita del libro.

Sale & Pepe - agosto 2016 - pag. 29

Per tutti coloro che sono interessati al libro, anche dal punto di vista giornalistico o comunque professionale, abbiamo riunito in un link l'intera rassegna stampa aggiornata.

Per soddisfare le richieste delle persone che vogliono capire di più il cibo, soprattutto dal punto di vista scientifico, abbiamo predisposto un apposito blog, che si chiama "Cibo al microscopio", sul quale - recentemente - abbiamo inaugurato una sezione di video scientifici sul cibo.

Buona lettura a tutti!!! :)

Walter Caputo e Luigina Pugno




mercoledì 7 settembre 2016

LA PIZZA AL MICROSCOPIO RECENSITA DAL GAMBERO ROSSO

Sul numero di settembre 2016 del mensile "Gambero Rosso" è stata pubblicata una recensione al libro "La Pizza al microscopio - Storia, fisica e chimica di uno dei piatti più amati e diffusi al mondo", scritto da Walter Caputo e Luigina Pugno e pubblicato da Gribaudo.

La recensione (ripresa nella foto a lato) si aggiunge a molti altri giudizi positivi che sono stati pubblicati dai media a partire dal 24 giugno 2016.

In questo link viene riportata la rassegna stampa aggiornata. Invitiamo tutti i lettori a segnalarci alla mail ciboalmicroscopio@gmail.com le recensioni che ci sono eventualmente sfuggite. Grazie a tutti e buona lettura!

Walter Caputo e Luigina Pugno





venerdì 5 agosto 2016

IL FORNO CERCA UN PROFESSIONISTA

Pizza napoletana marinara
Il 30 luglio 2016, sul quotidiano spagnolo "La Vanguardia", è stato pubblicato un articolo, intitolato "El horno busca un profesional", firmato da Piergiorgio Sandri. "La Vanguardia" ha autorizzato il blog "Cibo al microscopio" a tradurre e pubblicare l'articolo in italiano. La traduzione è stata effettuata da Luigina Pugno, coautrice del libro "La Pizza al microscopio", intervistata da Piergiorgio Sandri - insieme a Walter Caputo - per fornire un contributo sul tema dell'articolo in oggetto.

TITOLO:
Uno degli alimenti più popolari aspira a proteggere la sua autenticità
IL FORNO CERCA UN PROFESSIONISTA
L’Italia vuole creare la figura del lavoratore qualificato per tutelare la qualità del prodotto

TESTO:
Si cerca pizzaiolo. Però non uno qualsiasi. Un pizzaiolo professionista. L'Italia, culla della pizza, vuole creare un titolo ufficiale e un albo che riconosca il lavoratore qualificato nel settore pizza. Da alcune settimane è stata presentata al Senato una proposta di legge e si aspetta che veda la luce dopo l’estate.

Chi pensa di saper cucinare l’autentica pizza italiana dovrà superare alcune prove: avere una pratica lavorativa di 18 mesi, esami teorici e frequentare 120 ore di lezione che includono anche nozioni di chimica, tecnica di laboratorio e igiene, fino alla conoscenza della lingua inglese.

L’iniziativa è motivata da un dato sorprendente: la carenza di pizzaioli di qualità. Si stima che nel Paese ci siano più di 10.000 posti vacanti. La domanda supera l’offerta. Questa figura professionale può arrivare a guadagnare 3.000 euro al mese. I buoni pizzaioli non bastano e anche in Italia (dove nel settore lavorano 100.000 persone) c’è tanta penuria che vengono cercati tra gli stranieri. Secondo i dati di Coldiretti, 4 pizzaioli su 10 arrivano da fuori: in particolare dall’Egitto, Tunisia e Marocco. In città come Milano, più della metà delle pizzerie non sono italiane.



Non si tratta di una vena patriottica o di protezionismo: i puristi di questo alimento si lamentano della qualità della pizza.  Un paese come l’Italia rischia,  se coloro che cucinano la pizza non hanno conoscenze adeguate. Di fatto, alcune pizzerie (non solo in Italia, ma anche in Spagna) non cucinano la pizza come dovrebbero o usano ingredienti non tradizionali: pomodori dalla Cina o mozzarelle dalla Lituania, olio d'oliva della Tunisia e grano del Canada per menzionare i casi che denunciano le associazioni di settore. Queste fonti stimano che 2 pizze su 3 che si servono nei ristoranti non soddisfano i requisiti.

Enzo Prete, presidente dell’Associazione Amar (Associazione Maestri d’Arte Ristoratori Pizzaioli) è uno dei promotori di questo progetto di legge e crede che “la situazione sia grave”. Gli italiani aspirano ad essere gestori e già non vogliono mettersi dietro il forno. Ci sono pochi aspiranti e ogni volta ci sono intrusioni professionali.

Però la pizza – si sa- è una cosa seria: l’Associazione dei pizzaioli napoletani ha lanciato una campagna affinché questo alimento sia dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. La questione è all'ordine del giorno: come deve essere l’autentica pizza italiana? Nella speranza che il pizzaiolo abbia un riconoscimento ufficiale che certifichi le sue capacità, come riconoscere se un piatto che serviamo è stato cucinato in accordo con i canoni gastronomici stabiliti?

Walter Caputo e Luigina Pugno, due divulgatori scientifici, hanno pubblicato un libro per darci le chiavi di risposta: "La pizza al microscopio". Raccontano che durante una vacanza alle Azzorre, in Portogallo, mangiarono una pizza che “non era degna di questo nome: la base sembrava di legno e sopra c’erano formaggio e ketchup”. L’esperienza li ha colpiti e misero mano all’opera per scrivere un libro  sul tema.

L’autentica pizza deve essere cucinata nel forno a legna a forma di cupola, ad una temperatura compresa tra i 450 e i 500 gradi, in un tempo che oscilla tra i sessanta e i novanta secondi, con ingredienti come pomodori (se possibile della varietà San Marzano), fresco o tritato – mai a base di concentrato -, mozzarella (di mucca o di bufala) e soprattutto un impasto che, lavorato con acqua ad una temperatura tra i 20 e i 35 gradi, abbia un minimo di due ore di riposo (n.d.t.: i tempi di lievitazione complessivi spesso si aggirano intorno alle 24 ore, talvolta anche di più).

”Abbiamo provato che spesso non si rispetta questa pausa per guadagnare tempo”, avvisano. Per Enzo Prete è imprescindibile rivalorizzare gli ingredienti a chilometro zero ed evitare gli errori più comuni, come l’eccesso di lievito, che rappresenta una bomba ad orologeria per la digestione, con la sensazione che l’alimento finisca di lievitare nello stomaco.
Un inciso: anche se le persone seguissero alla lettera le raccomandazioni, in casa, col forno elettrico, è tutto più difficile, perché la temperatura è piuttosto bassa e l’assorbimento di umidità eccessiva, con il rischio che la pizza abbia una consistenza tipo galletta. Caputo e Pugno consigliano di mettere sotto la pizza una pietra refrattaria e un recipiente con un po’ d’acqua, per migliorare la cottura.

Impasto

D’altronde, tramite ricerche, gli autori, che analizzano i composti chimici degli ingredienti della pizza, sono giunti ad una conclusione, che fa cadere un altro dei miti su questo piatto: fa ingrassare? La pizza è un alimento completo perché contiene i grassi dell’olio, le proteine del formaggio e i carboidrati dell’impasto. E’ un alimento completo, quindi non è necessario mangiare altro dopo, però nemmeno è necessario mangiarla tutti i giorni, dicono.

Di fatto, la pizza nasce come piatto delle classi popolari, nella seconda metà del XVIII secolo, a Napoli. Davanti alla scarsità di alternative, con la pizza ci si sfamava senza spendere molto denaro. Oggi le cose sono cambiate molto, perché contro la pizza, che ha guadagnato popolarità fino a diventare un piatto universale, si sono schierati nuovi concorrenti. Dal sushi, passando per il Kebab o gli hamburger, oggigiorno il cliente ha molte opzioni per placare la sua fame.
Quindi, se finalmente i pizzaioli avranno un riconoscimento per difendere il mantra dell’autentica pizza italiana, avranno qualcosa in più: mantenere un’attrattiva come alimento versatile, sano e divertente.E’ sinonimo di festa, dello stare insieme. La pizza piace a tutti, Alla fine del pasto tutti si sentiranno soddisfatti”, ricordano gli autori del libro. E se la pizza viene preparata da un pizzaiolo con abilitazione ufficiale, con tutta probabilità sarà ancora più buona.

Articolo scritto da Piergiorgio Sandri e pubblicato sul quotidiano spagnolo "La Vanguardia".
Si ringrazia "La Vanguardia" per l'autorizzazione alla traduzione e pubblicazione su "Cibo al microscopio".
Articolo tradotto da Luigina Pugno e revisionato da Walter Caputo.

N.B.: le immagini contenute in questo articolo sono tratte dal libro "La pizza al microscopio".

lunedì 27 giugno 2016

LA PIZZA AL MICROSCOPIO: RASSEGNA STAMPA AGGIORNATA


Ecco cosa pensano i media del libro "La pizza al microscopio - Storia, fisica e chimica di uno dei piatti più amati e diffusi al mondo", scritto da Walter Caputo e Luigina Pugno e pubblicato da Gribaudo il 23 giugno 2016 (qui su Google Books).

Il Venerdì di Repubblica del 24 giugno 2016

L'Espresso nella settimana dal 24 giugno 2016 (articolo di Paola Emilia Cicerone)

Quotidiano piemontese del 24 giugno 2016

Clinica e benessere del 24 giugno 2016

Il Golosario del 24 giugno 2016

Cucina made in It del 24 giugno 2016

La Prima pagina del 26 giugno 2016

Ristorazione italiana magazine del 28 giugno 2016

Giornalismo scientifico del 29 giugno 2016

Gravità Zero del 4 luglio 2016

Intervista su Radio Capital del 16 luglio 2016 (podcast non disponibile)

Sito di Monica Marelli del 19 luglio 2016

Cucine d'Italia del 21 luglio 2016

Tg Tourism del 24 luglio 2016

Intervista su Rai Radio 2 del 30 luglio 2016 (podcast disponibile, durata 3 minuti e 29 secondi). Qui c'è l'intera puntata di Miracolo Italiano: l'intervista inizia al minuto 01:07:10.

"El horno busca un profesional" (30/7/2016), intervista del quotidiano spagnolo "La Vanguardia" agli autori del libro "La pizza al microscopio" (n.b.: articolo in spagnolo)

Bottega Matteotti del 1° agosto 2016

"Il forno cerca un professionista" (5/8/2016): traduzione in italiano dell'articolo "El horno busca un profesional"

Sale & Pepe di agosto 2016

Gambero Rosso di settembre 2016

Su Degustibusitinera del 19 settembre 2016 è stato pubblicato l'articolo "La pizza napoletana, teoria e pratica". Fra le fonti indicate in calce risulta anche "La pizza al microscopio". L'articolo, in versione completa, è stato pubblicato sul sito dell'Associazione Italiana Food blogger.

Vanityfair.it del 25 settembre 2016

Tg2 - Eat Parade del 30 ottobre 2016 (circa al minuto 7:30)

Gravità Zero del 31 ottobre 2016: Al Festival della Scienza i nostri due autori di "La pizza al microscopio"

Gravità Zero del 1° novembre 2016: Dall'amido alla pizza passando per il non food al Festival della Scienza di Genova (slide disponibili su slideshare)

Ingpizza del 4 novembre 2016

Tentar non cuoce del 17 novembre 2016

Carnevale della Fisica del 20 novembre 2016

Risparmiare fare guadagnare del 24 novembre 2016

Gambero Rosso del 3 dicembre 2016 (fra i libri consigliati)

Un po' di chimica del 31 dicembre 2016

Italia a tavola del 3 gennaio 2017

Italian Food Writing dell'8 gennaio 2017

Quotidiano Piemontese dell'11 gennaio 2017 (intervista agli autori)

Scuola Chieri dell'11 gennaio 2017

"La pizza al microscopio" diventa uno dei libri di testo di una nuova scuola di ristorazione e panificazione (15/1/2017)

Un giovane pizzaiolo legge e commenta "La pizza al microscopio" (27/1/2017)

"La pizza al microscopio" a Chieri (29/1/2017)

Video della presentazione a Chieri de "La pizza al microscopio" (29/1/2017) e articolo sul quotidiano 100 Torri

"La pizza al microscopio" nella biblioteca cantonale di Locarno, in Svizzera (23/3/2017)

Scienza e alimentazione: "La pizza al microscopio" è il successo editoriale dell'anno su Gravità Zero IT (2/4/2017)

Il libro "La pizza al microscopio" è stato acquistato dalla Biblioteca Civica Centrale di Torino ed è quindi disponibile per chi volesse prenotarlo per la lettura. Ecco il link.
Biblioteca Civica Centrale di Torino - 18 settembre 2017

"La pizza al microscopio" è tra i 10 finalisti - nell'area "Scienze matematiche, fisiche e naturali" - al Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica. Ecco il link.
Associazione Italiana del Libro - 5 novembre 2017

Intervista agli autori in occasione del Pizza Day, pubblicata sul settimanale "Starbene" uscito il 6 febbraio 2018

Apizza.it - 8 marzo 2018

CNMP 2018 - 8 aprile 2018 (con video-intervista agli autori)

Rap con "La pizza al microscopio" - 6 ottobre 2018 (con video dell'evento)

"La pizza come non l'avete mai vista" - ottobre 2018 (recensione ed intervista a Walter Caputo)

N.B.: Questo post verrà aggiornato man mano si aggiungeranno nuove recensioni.

Walter Caputo