giovedì 27 febbraio 2025

LA PIZZA "SERGEYEV-GROSSONE INFINITY SPECIAL"

Prof. Yaroslav Sergeyev
Conoscete un matematico vivente al quale siano state dedicate addirittura due pizze? Io sì, dal 2010, quando lessi su Newton un articolo con un titolo magnifico: "Infinito: un concetto finito". Newton non esiste più e anche l'autore di quell'articolo, Gabriele Lolli, non è più tra noi. Esiste però il matematico, Yaroslav Sergeyev, i cui studi (innovativi, se proprio non vogliamo usare la parola rivoluzionari) erano l'oggetto di quell'articolo. 

Quanto tempo è passato da allora, quanti articoli divulgativi ho scritto e quanti lavori scientifici sono stati prodotti dal Prof. Sergeyev, per non parlare dei molti scienziati in giro per il mondo che hanno applicato con successo la sua nuova metodologia. Che è entrata - per ora in fase sperimentale - anche nella scuola superiore. Sul tema è stato persino scritto il primo manuale per insegnanti (di matematica).

La pizza S-G-I-S è un
riconoscimento molto gustoso
Però qui siamo su cibo al microscopio, quindi non basta la scienza, ci vuole anche il cibo. Bè, chi segue queste pagine - che negli ultimi anni hanno ridotto molto la frequenza di aggiornamento - sa che questo blog è nato proprio nel 2016, in concomitanza con l'uscita del libro "La pizza al microscopio". Si trattava - e si tratta, perché il libro è ancora disponibile - di un testo che racconta la scienza (compresa la matematica) attraverso la pizza. E a proposito di pizza, il 14 marzo 2017, pi-greco day, scrissi un articolo su una pizza - detta Infinito dal suo inventore - e ribattezzata da me Pizza Cantor-Sergeyev

Ma proprio qualche giorno fa ho scoperto che le pizze sono diventate due. La seconda, denominata Sergeyev-Grossone Infinity Special è stata presentata la sera del 28 febbraio 2025 a Paola (Cosenza) grazie alla collaborazione fra l'IPSEOA San Francesco e l'Associazione Pizzerie Italiane Calabria. Una pizza speciale, di nome e di fatto, caratterizzata dalla purezza della matematica (il bianco della mozzarella fior di latte), dalla sua espansione (i funghi porcini), dalla raffinatezza del lavoro che è servito per ideare una nuova unità di misura dell'infinito (il prosciutto crudo), da quei punti così piccoli, ma misurabili (le olive nere), dalla rivoluzione del Grossone (il peperoncino) e, infine, dalla dolcezza della scoperta matematica sorprendente (l'aceto balsamico). E naturalmente, la Sergeyev-Grossone Infinity Special sarà la pizza ufficiale del pi-greco day 2025.

Pizza Sergeyev-Grossone-
Infinity-Special

Dietro eventi del genere c'è sempre un instancabile organizzatore. In questo caso si tratta del Prof. Corrado Marotta, che insegna sia all'IPSEOA che all'Università della Calabria. Da tempo lavora per portare avanti attività didattiche e divulgative che siano in grado di coniugare matematica e cucina. E si tratta di attività molto importanti, perché c'è davvero bisogno di far capire a tutti (non solo agli studenti) che la matematica è in realtà una cosa molto diversa da quella che insegnano a scuola. La matematica non è un dogma come una religione, ma è scienza, perciò può essere migliorata, resa più precisa, più utile, più adatta all'utilizzo con i computer. Ed è esattamente ciò che ha fatto Yaroslav Sergeyev



Walter Caputo

Divulgatore specializzato in Scienze Statistiche

Autore di: 

- "La pizza al microscopio";

- "Non è colpa della statistica".

 

domenica 2 gennaio 2022

Da dove arriva il cacao che mangiamo? Conosciamo la Costa d'Avorio.


 L'avete notato? Da qualche tempo se un’industria alimentare crea un nuovo prodotto dentro c’è il cacao (che fantasia!).

Ma vi siete mai domandati da dove arriva il cacao che mangiamo? Direi che almeno tutti abbiamo in mente che arriva da un qualche posto dove fa caldo, ma esattamente da dove?

La risposta ci arriva da uno dei padiglioni dell’expo2020 di Dubai.

Il tema di questo expo è Sharing minds, create future: condividere le menti e creare il futuro, che è lo spirito che ha portato gli Emirati arabi uniti a perseguire l’innovazione come strategia di sviluppo del loro paese.

Sono stati individuati tre sotto temi: Sostenibilità, Mobilità e opportunità.

Noi che abbiamo visitato questo expo possiamo dire che sono stati pochi i paesi partecipanti a sviluppare questi temi nel loro padiglione, tra questi: Singapore, Lituania, Svezia.

Di sicuro non l’Italia, che ha presentato un padiglione ricco nella sua esteriorità di design, quanto povero nella sua interiorità, dove mostra un’immagine dell’Italia piena di cliché, come se il Bel paese avesse solo l’artigianato da offrire ad un visitatore.

Ma l’expo è anche un modo per conoscere la realtà di vita di Paesi lontani, geograficamente e turisticamente parlando, ma che hanno da insegnarci qualcosa.

Rispetto al tema di questo blog, ovvero il cibo, ci ha colpiti il padiglione di un paese africano, che è il maggior produttore mondiale di cacao. Stiamo parlando della Costa d’Avorio, uno dei paesi emergenti, che negli ultimi anni ha avuto un tasso di crescita del PIL dell’8%.

Producendo ogni anno più di 2 milioni di tonnellate dell’amata fava, il 41% della produzione mondiale, la Costa d’avorio è di fatto il Paese del cioccolato, come ci spiega un pannello espositivo a forma di tavoletta di cioccolato.



Ma non solo cioccolato. La Costa d’avorio è anche il 5° produttore mondiale di karitè, il 1° produttore africano e il 7° mondiale  di gomma naturale, il 2° produttore africano e il 9° mondiale di olio di palma, e ancora il 3° esportatore mondiale di caffè di qualità Robusta, che contiene il doppio della caffeina della qualità Arabica.

Pannello illustrativo padiglione Costa Avorio


Il cacao contiene: carboidrati, lipidi, proteine vegetali, minerali e vitamine A, B, B12 ed E. In questa composizione i flavonoidi sono i più abbondanti.

Che cosa sono i flavonoidi?

Sono dei composti fenolici, che svolgono svariate attività biologiche utili per il nostro organismo, una fra tutte è l’azione antiossidante. Ma non solo, hanno anche proprietà:

-         Anti infiammatorie

-         Protettive e rinforzanti nei confronti dei capillari

-         Simili a quelle degli estrogeni prodotti dall’organismo

-         Epatoprotettive

Essi non si trovano solo nel cacao, ma anche nel tè, nel vino rosso e negli agrumi, per citarne alcuni.

L’azione più “simpatica” del cacao è quella sull’umore, per questo viene chiamato ormone del buonumore.

Quando mangiamo cioccolato il cervello libera dopamina e serotonina, gli ormoni che regolano la sensazione di benessere.

Quanto dovremmo mangiarne per avere effetti piacevoli e non sgradevoli?

Un quadratino al giorno con una percentuale di cacao non inferiore al 70%. S^, solo un quadratino, ahinoi.

Luigina Pugno, Walter Caputo

martedì 21 dicembre 2021

I LICHENI

 


Molto probabilmente vi starete domandando: "cosa c'entrano i licheni con il cibo? Non erano collegati all’inquinamento?" Forse non tutti sanno che costituiscono l’inizio della catena alimentare.

 

I Licheni sono organismi simbionti, in pratica sono 2 organismi in 1. Convivono insieme un fungo e un organismo autotrofo, un cianobatterio o un’alga dandosi reciproco appoggio: il fungo sopravvive grazie ai composti organici prodotti dall’altro organismo e contemporaneamente lo protegge, gli dona sali minerali e acqua.

L’apparato vegetativo del lichene può assumere diverse morfologie: da piatto ed appiattito, fino a crescere in verticale con ramificazioni. Le specie esistenti sono circa 13.000, di cui 2000 vivono in Italia. I licheni crescono molto lentamente, circa 2 cm all’anno

Questi organismi vegetali son in grado di vivere ovunque: sulle rocce, le cortecce, sui muri ecc. Resistono a temperature bassissime e ad estrema siccità, per questo li possiamo trovare ad alta quota, ma anche nei deserti.

Sono comparsi sul pianeta Terra nell’Era Paleozoica e sono stati i primi colonizzatori della terra ferma.

Vengono considerati l’inizio di una lunga catena alimentare portando fertilità al terreno che si stava formando e facendo da substrato per organismi più evoluti come muschi, felci e piante erbacee, In seguito sono comparse sul terreno le prime piante ad arbusto dette “piante pioniere”, a cui sono seguite piante dominanti e da frutto.

Come vengono utilizzate per l’alimentazione?

Di tutte le specie di licheni esistenti solo 2 non sono commestibili ed entrambe sono facili da riconoscere perché di colore giallo.

Certo il sapore del lichene crudo non è un granché in quanto acido, va quindi seccato o cotto.

Il lichene viene utilizzato per produrre alcol alimentare al posto del grano nei paesi scandinavi e come il grano è un carboidrato, ma contiene anche il 32% di fibre, ma anche vitamina A e proteine. Ecco perché in caso di carestia venivano consumati al posto della farina.

 

Una curiosità:la lecanora, o Manna, viene trasportata dal vento e nella Bibbia sfamò gli ebrei, che viaggiavano per raggiungere la terra promessa.

 

I licheni hanno anche impieghi in medicina, e vengono utilizzati per valutare la qualità dell’aria, ma è meglio lasciare questo argomento agli esperti.


Luigina Pugno

 

lunedì 22 marzo 2021

GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA cosa si sta facendo per il risparmio idrico in agricoltura?

Foto creata con picsart free to edit


Nel 2017 siamo stati in vacanza anche in Uzbekistan. Nella capitale una cosa era evidente, lo spreco idrico! Nelle vie del centro l'acqua veniva usata a mezzogiorno per bagnare l'erba dei viali.

In città, ma soprattutto fuori, un'altra cosa ci colpì: l'assenza si insetti! Ma degli insetti parleremo un'altra volta, ora ci interessa: come risparmiare acqua in un pianeta sempre più caldo.

In questo video potete vedere come, con un semplice trucchetto, la nostra famiglia composta da 3 persone riesca a consumare 50 mq d'acqua l'anno.



In agricoltura si sta sempre di più ricorrendo all'agricoltura di precisione, chiamata anche agricoltura 4.0, che mira a ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agrarie ottimizzando l’uso delle risorse e basandosi sul fatto che le aree coltivate non sono omogenee. Infatti a seconda del tipo di prodotto coltivato, del luogo di produzione, e del tipo di terreno il consumo d’acqua sarà differente.



L’agricoltura di precisione fornisce a ogni coltura solo l’acqua di cui necessita minimizzando gli sprechi. Gli irrigatori a goccia permetto di sfruttare fino al 90% dell’acqua utilizzata, se invece irrighiamo usando solchi possiamo fruttare al massimo il 60% dell’acqua, ma ancora meglio sarebbe utilizzare la subirrigazione attraverso tubi interrati là dove c’è bassa rotazione colturale. La subirrigazione ha un’efficienza del 95%, perché porta l’acqua direttamente all’apparato radicale senza evaporazioni e dispersioni.

Come c’entra la tecnologia in tutto ciò?

Si possono usare piattaforme dedicate per decidere se e quanto irrigare. Una di queste piattaforme è Irriframe. Questa piattaforma è gratuita, personalizzabile e connessa col telefono dell’agricoltore per aggiornarlo sulle necessità idriche dei suoi campi.

Ma esistono anche droni con rilevatori a infrarossi, che rilevano se la pianta è in stress idrico, cioè se sta consumando più acqua di quella che assorbe. Con i droni si arriva a risparmiare il 25% dell’acqua senza intaccare la produttività.

Esiste anche il sistema Agrowetlands che misura parametri meteorologici, umidità e salinità del terreno e delle falde per informare gli agricoltori per aiutarli a decide come, quanto e quando irrigare.

Gli eventi climatici avversi sono sempre più frequenti per questo diventa fondamentale farsi aiutare dalla tecnologia e far evolvere l’agricoltura da 3.0 a 4.0.

Per saperne di più vi invito a leggere il libro di Mauro Mandrioli, edito da Zanichelli, Nove miliardi a tavola. Un libro di divulgazione scientifica di rara chiarezza e inaspettatamente appassionante. Se potessi dargli un voto, sarebbe 10 e lode.

In questo libro troverete anche informazioni sui filamenti biocompostabili per misurare i parametri necessari per farci conoscere la salute della pianta e le sue necessità, su come Conserve italiane sia riuscita a prelevare solo il 10% dell’acqua che le serviva, ma anche tanto altro su soluzioni smart per parassiti, infestanti e fertilizzanti, e sulle città sempre più “agricole” e davvero a km 0!

 

Dr.ssa Luigina Pugno

 #risparmioidrico #risparmio #idricoinagricoltura #agricoltura4.0


lunedì 8 marzo 2021

L'AGRICOLTURA ITALIANA E' SEMPRE PIU' AL FEMMINILE

Fonte: PicsArt free to edit
Oggi è la Festa della donna e dal libro di Mauro Mandrioli Nove miliardi a Tavola, ed Zanichelli arriva una riflessione sulle donne e il lavoro.

Presto saremo in Nove miliardi a tavola. Nove miliardi di persone da sfamare. Possiamo riuscirci con l'agricoltura 4.0, anche chiamata agricoltura di precisione.

L'agricoltura 4.0 utilizza la tecnologia per migliorare le rese, irrigare in modo preciso e senza sprechi, dare fertilizzanti ed antiparassitari mirati e non "a pioggia", eliminare le erbacce con un uso ridottissimo di erbicidi.

Sarò tutto ciò a permettere di mangiare tutti e senza uccidere il pianeta in cui viviamo.

Questo tipo di agricoltura si sta facendo sempre più strada, ma non alla velocità con cui va il sovrappopolamento.

Come scrive Mandrioli: "la malattia più grave dell'agricoltura non dipende da virus, batteri, o funghi: è culturale. Sto parlando del rifiuto di accettare le innovazioni".

L'agricoltura è considerata un settore al maschile se pensata in Europa, o Nord America, mentre se pensiamo all'Asia le immagini che si creano nella nostra mente sono di donne chine nelle risaie, sui cespugli delle piante del tè ecc.

Negli ultimi anni sempre più giovani sono tornati all'agricoltura e molte sono donne.

Il 20% delle imprese agricole italiane è gestito da donne e le donne sono più attente all'innovazione tecnologica ed imprenditoriale, nonché alla sostenibilità ambientale.

Oltre a produrre si occupano anche di gestione agrituristica e di attività educative in fattoria.

Le donne in agricoltura producono ben il 30% del PIL italiano.

Il nostro Paese non è in cima alla classifica, che è guidata da Lettonia e Lituania, ma nemmeno in coda, dove troviamo Germania, Danimarca e Olanda che hanno solo il 10% di imprese agricole al femminile.

L'ONU si sta impegnando per far crescere le imprese agricole femminile nei paesi in via di sviluppo attraverso il Rural women's economic empowerment.

Questo progetto di aumento dell'imprenditoria femminile è molto importante, perché ridurrebbe le differenze di genere, aumenterebbe la disponibilità economica e quindi l'accesso a istruzione e sanità.



Dr.ssa Luigina Pugno



martedì 5 gennaio 2021

ALLULOSIO: LO ZUCCHERO CHE PUOI MANGIARE A VOLONTA?

 

Fonte: Picsart free to edit
Tutti quanti siamo appassionati di zucchero. Magari non lo mangeremmo a cucchiaini, ma sotto forma di caramelle, torte, cioccolato ecc, certamente sì.

Lo zucchero è una componente fondamentale della nostra alimentazione: ci dà l'energia di cui il nostro corpo ha bisogno per funzionare. 

I problemi connessi a questa assunzione sono di tipo salutistico ed economico. L'eccessiva assunzione di zucchero causa diabete di tipo 2 e carie ai denti, due effetti indesiderati che comportano una spesa economica per riparare al danno.

I glicani (polisaccaridi ovvero carboidrati complessi) che, insieme con le proteine o i lipidi presenti nelle membrane cellulari, costituiscono glicoproteine e i glicolipidi di membrana, hanno diverse funzioni fisiologiche, che vanno dall'accumulo di energia e integrità strutturale alla segnalazione cellulare e alla regolazione dei processi intracellulari. Sebbene i carboidrati derivati ​​dalla biomassa (come D-glucosio, D-xilosio e D-galattosio) siano estratti su scala commerciale e fungano da materie prime chimiche rinnovabili ed elementi costitutivi, ci sono centinaia di monosaccaridi distinti che tipicamente non possono essere isolati dalle loro fonti naturali e devono invece essere preparati mediante sintesi chimiche o enzimatiche a più fasi. Questi zuccheri "rari" sono presenti in modo prominente nei prodotti naturali e farmaceutici bioattivi, compresi i farmaci antivirali, antibatterici, antitumorali e cardiaci.

L’allulosio è uno di questi glicani, ma è raro, perché presente in pochi alimenti (frumento, uvetta, fichi).

Il gusto e la consistenza sono come quelli del diffusissimo glucosio, che noi tutti utilizziamo, ma rispetto al comune saccarosio dolcifica al 70/80%, ma contiene solo il 10% delle calorie.

Nel 1994 il professor Izumori dell'università di Kagawa ha scoperto come sintetizzarlo su larga scala e dal 1999 viene prodotto e commercializzato in Giappone. La commercializzazione negli USA è consentita dal 2014, mentre in Europa è ancora vietata.

Quasi l'80% dell'allulosio ingerito passa nel flusso ematico, esso viene eliminato direttamente nelle urine, non innalzando i livelli di zucchero nel sangue. La stragrande maggioranza del suo potenziale energetico non viene utilizzato.

Per questo motivo l’allulosio può essere utile per chi soffre di diabete e la sua assunzione può forse prevenire la comparsa del diabete tipo 2.

Le ricerche sono ancora poche, ma in quelle effettuate si è visto che chi lo assumeva aveva nel sangue livelli di zuccheri e insulina più bassi del gruppo di controllo, o di chi assumeva altri zuccheri. Inoltre nelle ricerche fatte sui ratti si è visto che non contribuisce all’aumento della massa grassa, e sembra ridurre l’accumulo di grasso nel fegato. Dagli studi è emerso anche che l’allulosio è sicuro per l’alimentazione, perché non ha presentato tossicità, ovviamente se, come il glucosio, viene utilizzato con moderazione!

Sono in corso ulteriori studi al MIT, di cui attendiamo gli esiti, magari da leggere in forma gratuita.


dr.ssa Luigina Pugno

#ciboesalute #allulosio

lunedì 9 novembre 2020

I BENEFICI DEL BRODO DI POLLO

 

Si sa, quando arriva l'autunno, le temperature calano anche bruscamente e cominciano quelli che vengono comunemente chiamati i "malanni di stagione". Tosse, naso che cola e qualche linea di febbre possono fare la loro comparsa. I rimedi casalinghi prescrivono riposo e brodo di pollo. Tutti quanti, quando pensiamo al brodo di pollo, lo associamo allo stare a letto e a qualcuno che ce lo prepara, magari con una spremuta di arancia se l'autunno è inoltrato. 

Il brodo di pollo fa effettivamente bene? 
La minestrina è un piatto leggero, adatto a chi ha poco appetito quando è malato. Viene servita nel brodo, solitamente di pollo. Il pollo è ricco di proteine e vitamine del gruppo B, che aiutano il sistema immunitario ed è anche una buona fonte di minerali. Inoltre aiuta a recuperare i liquidi persi durante la sudorazione.

Da solo basta?
No, da solo non basta, oltre al pollo, il brodo dovrebbe contenere cipolla, carota e verdure che contengano la vitamina k, che aiutano il corpo a mantenersi in salute e a riprendersi dopo una malattia.

Ha altri benefici?
Il brodo di pollo preparato da qualcuno che ci accudisce è una coccola, che fa bene anche all'umore.

Serve solo ai malati?
No, assolutamente no. E' anche utile durante la gravidanza e l'allattamento.
Le proteine contenute nel brodo conferiscono un apporto indispensabile durante la gravidanza e l’allattamento, per la costruzione dei tessuti del feto e, successivamente, per rinforzare di nutrienti essenziali la madre e il bambino. Il grasso contenuto nel brodo di pollo potrebbe rivelarsi utile nell’affrontare la stitichezza, perché è un valido rimedio contro il ristagno delle feci negli intestini.

Luigina Pugno

mercoledì 21 ottobre 2020

A CENA DA AMY: UN LIBRO PER SPERIMENTARE IN CUCINA

Un regalo di compleanno per un'amica si trasforma in un libro, che sembra un irrinunciabile invito a cena da Amy. Sì, perché da lei, ad Edimburgo, c'è sempre qualche invitato, non importa se sia vegano oppure no. E' sufficiente che abbia voglia di sperimentare in cucina. E magari sentire quel profumo di colazione di una vecchia fattoria in Sudafrica. 

Allora Amy, cominciamo da lei. In che modo il suo percorso di vita, di studio e professionale l'ha condotta a scrivere "Cena da AMYci - 101 ricette vegane per soddisfare ogni palato"?

Sicuramente adottare una dieta vegana 5 anni fa mi ha spinta ad esplorare cucine di vari paesi e a sperimentare, e da qui ho approfondito la mia passione per la cucina. Fin da piccola mi è sempre piaciuto cucinare (soprattutto dolci) ma la sfida di trasformare i miei piatti preferiti in versione vegana mi ha permesso di migliorare le mie doti culinarie, e di cimentarmi in nuovi piatti che in passato avrei 'snobbato'. Dopo essermi trasferita a Edimburgo per l'università mi sono imbattuta in una comunità estremamente internazionale, grazie alla quale ho avuto modo di conoscere le culture culinarie di vari paesi. Ho sempre qualcuno a cena a Edimburgo, e da qui è nato anche il titolo del libro.

Com'è strutturato il libro?

Il libro è suddiviso in 5 capitoli tematici: Primi Piatti, Contorni, Pane & Pasta, Snack e Dolci. Ogni ricetta è affiancata da una foto del piatto ed é presente un indice al fondo.

Per quali caratteristiche il suo libro si distingue dagli altri (simili), attualmente in commercio?

Non essendo una professionista tutte le ricette hanno procedimenti abbastanza semplici ed ingredienti facilmente reperibili. Ho anche voluto affiancare grandi classici a piatti internazionali meno conosciuti, per permettere al lettore di imbarcarsi in una sorta di viaggio culinario.

Amy Lussiana, autrice
di "Cena da amyci"
Perché l'ha scritto sia in italiano che in inglese?

Sono cresciuta bilingue (padre italiano e madre sudafricana) e volevo rendere il libro accessibile a tutti i miei amici/familiari. Il libro è nato originariamente in inglese ma fin da subito ho ricevuto numerose richieste di tradurlo. Ho deciso di mantenere il titolo in italiano in entrambe le edizioni però.

Perché proprio 101 ricette e non cento o 365 ad esempio?

Ero indecisa tra 100 o 101 ricette, ma alla fine ho deciso di scegliere 101 per essere un po' meno banale!

Ha scritto "Cena da AMYci" esattamente per chi? A quali categorie di lettori è destinata la sua opera?

Il progetto è nato come regalo di compleanno per una mia amica, che ha sempre sostenuto che avrei dovuto scrivere un libro di ricette, quindi inizialmente era una semplice collezione delle mie ricette preferite per i miei amici. Man mano la collezione si è trasformata in un ricettario vero e proprio. Ritengo sia un libro per chiunque sia interessato ad espandere i propri orizzonti in cucina, vegano o non!

Quale ricetta, per lei, ha un valore emotivo tale da essere ricordata per sempre?

Probabilmente direi la ricetta per i rusks, l'equivalente sudafricano dei nostri cantucci. Mi riporta alla mia infanzia e alle numerose colazioni alla fattoria in Sudafrica oppure gli spuntini durante i vari safari. Appena si diffonde l'aroma in cucina parte la nostalgia. Inoltre sono buonissimi inzuppati in una tazza di tè.

Chi volesse acquistare il suo libro, come può fare? Quali sono le alternative di pagamento? Esiste solo un'edizione digitale o è disponibile anche quella cartacea?

Il libro è acquistabile tramite Payhip ed é necessario un account PayPal (facilmente creabile). Al momento è disponibile solo in versione digitale ma il mio prossimo progetto sarà riuscire a pubblicare una versione cartacea! 

Grazie ad Amy Lussiana per aver risposto alle mie domande. Sono infatti molto curioso, altrimenti non avrei fondato il blog "Cibo al microscopio". Spero quindi di aver soddisfatto anche la vostra curiosità, e di avervi segnalato un libro interessante. 

Walter Caputo

lunedì 28 settembre 2020

PAUSA PRANZO TRA LE NUVOLE: RIAPRE IL BISTROT DI PIANO 35 A TORINO

Torino, settembre 2020 – Pausa Pranzo tra le nuvole: a partire da lunedì 28 settembre il ristorante Piano 35, in cima al grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino, riapre anche a mezzogiorno con la sua formula bistrot. Si tratta di 60 coperti collocati lungo il perimetro della serra bioclimatica per godersi il panorama della città, come affacciandosi da un giardino pensile a 150 metri d’altezza.

Non vedevamo l’ora di poter riaprire anche a pranzo– spiega Marco Sacco, chef bistellato alla guida del ristorante – Il nostro obiettivo? Offrire ai torinesi un luogo dove staccarsi letteralmente da terra, anche solo per un’ora, all’insegna della bellezza e della leggerezza, a un costo accessibile”.

La formula bistrot di Piano 35 rimane inalterata: cucina aperta dalle 12.30 alle 14.30 dal lunedì al sabato con possibilità di scegliere tra cinque box (quattro salati e uno dolce) con piatti che vanno dai 6 ai 26 euro. In arrivo, sempre da lunedì 28 settembre, una novità che strizza l’occhio alla magia di una proposta gastronomica più ardita: all'offerta classica si aggiunge, infatti, il nuovo menù “Aspettando la sera”, un vero e proprio percorso a sorpresa con tre piatti selezionati dai menù serali che verranno serviti su richiesta al costo di € 50 (bevande escluse).

I tavoli sono adeguatamente distanziati tra loro per garantire la massima sicurezza, e il sistema di aerazione regolato in maniera naturale attraverso uno scambio costante con l’aria esterna.

Al ristorante si accede da un ascensore dedicato, direttamente da Corso Inghilterra n. 3 a Torino.

Per prenotazioni chiamare il numero 0114387800 o scrivere all’ indirizzo e-mail info@piano35.com.



sabato 6 giugno 2020

LA SINDROME SGOMBROIDE

Con l'arrivo dell'estate, tornano i tonni nel nostro mare e tornano articoli che parlano della cattiva conservazione di questi pesci.
Esistono sindromi che prendono il nome dell'organo colpito (sindrome dell'ovaio policistico), dal loro scopritore (sindrome di Korsakoff), ma ce n'è una che prende il nome da un pesce: lo sgombro!

Innanzitutto, cos'è una sindrome?
Una sindrome è un insieme di sintomi, che segnala la presenza di una o più patologie. E' un termine generico che viene accompagnato da altri termine che specificano la sede dove si verificano i sintomi (ovaio), o la manifestazione più evidente (tante ciste), o la causa.

Perché questa sindrome è stata abbinata ad un pesce?
I sintomi compaiono poco dopo aver mangiato pesci contenenti elevati livelli di istamina, come risultato della decomposizione di un aminoacido chiamato istidina dovuto ad attacco batterico. L'istidina si trova nei pesci appartenenti alle famiglie degli Scombridae e Scomberascidae: tonno, sarde, sardine, acciughe e sgombro appunto.

Come si manifesta?
Si manifesta come una risposta allergica, ma invece di provocare mal di pancia e nausea, causa mal di testa, affanno, tachicardia e prurito, causato da un eritema su collo e volto. I sintomi compaiono dopo qualche minuto fino a 2 o 3 ore dopo l'ingestione.
La causa di questi sintomi non è però un'allergia, ma un'intossicazione alimentare, non si deve essere quindi allergici ad una sostanza per venirne colpiti, può succedere a chiunque.
C'è da considerare che l'istamina è normalmente presente nel corpo umano ed è importante nella regolazione del sistema immunitario.

Cosa fa si che il pesce causi questa intossicazione?
Prima di tutto la causa è la cattiva conservazione del prodotto ittico non alle giuste temperature.
A casa dobbiamo fare attenzione a non provocare noi la decomposizione dell'istidina, rispettando la catena del freddo e non ricongelando prodotti ittici scongelati.

La cottura o il freddo distruggono l'istamina?
Una volta che l'istamina si è sviluppata in grande quantità non è possibile distruggerla, nè abbattendo il pesce, nè cuocendolo.

Luigina Pugno

mercoledì 8 aprile 2020

COME APPRENDERE E MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE ENOGASTRONOMICA

Saper scrivere di cibo è molto importante. La comunicazione enogastronomica non è solo riservata ai giornalisti, ma anche a tutti coloro che scrivono di cibo perché lo producono, lo vendono e lo esportano. 

Per i giornalisti si tratta di ottenere una specializzazione, per acquisire tutte le abilità del food writing, e diventare professionisti del settore. D'altronde, per operare sulla carta stampata, in radio o sul web occorrono strumenti differenti. A tal proposito, secondo alcuni, basterebbe la passione. No, la passione è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Ogni lavoro, e quello del giornalista enogastronomico non fa eccezione, richiede competenze e conoscenze specifiche. E sono proprio queste ultime che consentono di ottenere un reddito dalla propria attività, mentre - spesso - la passione fine a se stessa è destinata ad affievolirsi e scomparire di fronte alle necessità di essere remunerati per il lavoro che si svolge.

Un ruolo importante nel food writing è svolto dalle tecnologie. Serve saper gestire un sito, aggiornare costantemente un blog, diffondere il proprio lavoro tramite diversi canali social, saper scattare foto degne di questo nome e girare video brevi e accattivanti.

Non dimentichiamo poi le necessarie conoscenze scientifiche di base: trasformazioni fisico-chimiche, allergie, additivi.

Soprattutto coloro che scrivono di cibo perché lo producono e lo vendono hanno bisogno di conoscenze di marketing editoriale, di igiene e sicurezza alimentare e di storia del cibo. Naturalmente, ciò non guasta nel bagaglio di un giornalista, ad esempio quando deve scrivere un pezzo su un ristorante che ha danneggiato i suoi clienti a causa della scarsa igiene. Oppure quando deve distinguere - nella narrazione commerciale di una grande azienda alimentare - ciò che è realmente storia in quanto si è verificata, ciò che è effettivamente scienza, poiché accertata, e ciò che invece è pura comunicazione commerciale, che fa leva sulle nostre "debolezze" per indurci all'acquisto. 

Esiste un corso che contiene tutto questo? Sì, si chiama "Food writing: scrittura e cucina - dal food blogging al giornalismo enogastronomico" e viene proposto dall'Accademia Telematica.

Walter Caputo
Coautore del libro "La pizza al microscopio"
Cofondatore del blog "Cibo al microscopio"
Docente di marketing editoriale, sicurezza alimentare e storia del cibo nel corso "Food writing: scrittura e cucina" dell'Accademia Telematica.




sabato 28 marzo 2020

A TORINO APERITIVO E CENA ARRIVANO A CASA TUA

"SAN SALVARIO A CASA TUA” è il progetto, che partirà a inizio aprile, per offrire esperienze enogastronomiche anche tra le mura domestiche. Alcuni locali e aziende hanno deciso di mettersi insieme, sotto il cappello dell’Associazione ViaBarettiper affrontare uniti questo momento di emergenza e continuare a far battere uno dei cuori della vita notturna torinese in una versione “domestica”.

Affini, Bottega Baretti, Barotto, Closer e Lo Stonnato propongono infatti differenti itinerari esperienziali attraverso la consegna diretta a casa.

Si parte dall’aperitivo con due formule leggere, una con il Tagliere di Alta Montagna del Barotto, l’altra con la focaccia della Bottega Baretti entrambe accompagnate dai drink di Closer ed Affini. Per la cena sono previste due proposte: battute di carne Piemontese del Barotto e pizze della Bottega Baretti, alle quali sarà possibile affiancare la piccola selezione di drink e birre dei due cocktail bar finendo con i dolci de Lo Stonnato.

In alternativa si potrà vivere l’Experience San Salvario che unisce tutti i locali con un’esperienza completa che parte dall’aperitivo, passa per la cena e si chiude con il dessert.

Per ogni pacchetto che sarà consegnato a casa, si sosterrà l’attività di erogazione e  consegna pasti agli operatori sanitari.

Il progetto prenderà il via nei primi giorni di aprile 2020, le modalità di acquisto saranno comunicate attraverso i canali social delle aziende aderenti al progetto.

Walter Caputo
Cofondatore del blog "Cibo al microscopio"






lunedì 6 gennaio 2020

ALLA SCOPERTA DELLE MODIFICHE GENETICHE NEL CIBO CHE MANGIAMO

Foto di Walter Caputo
E’ ormai trascorso un decennio dal lontano 2009. Fu proprio in quell’anno che uscì la prima edizione del libro: “OGM tra leggende e realtà” (Zanichelli Editore), scritto da Dario Bressanini, chimico, ma soprattutto divulgatore scientifico sul tema cibo. Ho recensito su Gravità Zero quella prima edizione il 28 marzo 2016, ponendo l’accento sulla complessità del tema “Organismi Geneticamente Modificati”, che taglia trasversalmente molte discipline: biologia e chimica, ma anche politica ed economia. E quelle considerazioni valgono ancora oggi.

Tuttavia, come dicevo poc’anzi, è passato un decennio e il sottotitolo della seconda edizione – “Alla scoperta delle modifiche genetiche nel cibo che mangiamo” – vuol proprio sottolineare che la scienza evolve, cambia e ci porta nuovi risultati. In altre parole la scienza non è un dogma, non è sempre uguale a se stessa: questo è il motivo per cui invito chi legge questo articolo ad aggiornarsi. Altrimenti si rischia di restare ancorati alle proprie convinzioni, addirittura talvolta a coalizzarsi con quelli che la pensano nello stesso modo, e in questa maniera ad opporsi agli altri, che la pensano in modo diverso. Tutto ciò è naturalmente favorito dagli algoritmi dei social network che “ci spingono” verso coloro che sono d’accordo con noi, senza fare differenza tra chi afferma qualcosa, non importa infatti se sia laureato oppure no, se sia uno scienziato oppure no, portando infine un vincitore di un Premio Nobel al livello di una persona qualunque. Tale rilevante problema è stato posto in evidenza anche dal Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine 2019.

In ogni caso, noi tutti mangiamo già OGM (e da molto tempo), a prescindere dalle definizioni legislative, che limitano l’obbligo dell’etichetta solo in determinati casi. Gli OGM non fanno male alla salute, anzi, spesso sono realizzati per trovare soluzioni – ad esempio – per le malattie dei vegetali o per i parassiti che li attaccano. Quindi al consumatore non resta altro che farsene una ragione, sedendosi sulla sua poltrona preferita e leggendo con calma le 284 pagine della seconda edizione. E’ un piccolo sforzo, ma è necessario per capire.

Walter Caputo
Cofondatore del blog: "Cibo al microscopio"

sabato 14 dicembre 2019

PIANTE IN VIAGGIO

Foto di Walter Caputo
Non voglio cominciare questo pezzo dicendovi che le piante sono fondamentali per la nostra esistenza e per il nostro percorso evolutivo, perché dovreste già saperlo. Voglio invece parlarvi di un libro da cui estrarre alcuni punti principali che vi consentiranno di capire - letteralmente - un mucchio di cose. Si tratta di "Piante in viaggio", scritto da Telmo Pievani ed Andrea Vico, illustrato da Nicolò Mingolini e pubblicato da Editoriale Scienza in una collana ad hoc in collaborazione con l'Orto botanico di Padova, che è il più antico orto universitario del mondo e - appunto - nel 2022 compirà la bellezza di 800 anni di vita. Una collana di 8 libri è uno dei modi scelti dall'Università di Padova per festeggiare il suo lunghissimo compleanno.

Innanzitutto il libro in oggetto ha un filo conduttore e una motivazione. Il filo conduttore è un mercato straordinariamente ricco di frutta e verdura, che si chiama "Mercato Grande": ciò serve a farci capire che esistono molte più specie vegetali di quelle che conosciamo e sono tutte importanti. La "motivazione" è invece rappresentata da una "cena planetaria": in buona sostanza è ciò che spinge i protagonisti del libro a fare un viaggio tra le piante... in viaggio! Cito testualmente: "Ogni famiglia cucina un piatto tipico del suo Paese di origine e i tuoi compagni lo presentano, lo raccontano prima di farlo assaggiare a tutti". Questo è molto bello, è un modo per unire le persone, infatti non c'è dubbio che il cibo sia una potente colla sociale: "Un piatto è come una persona che non conosci: a guardarlo ti sembra così strano che non lo assaggeresti mai.... ma se vai oltre le apparenze forse scopri che ti piace". 

Come detto in precedenza, ci sono alcuni punti centrali di "Piante in viaggio", che vanno evidenziati a beneficio di tutti. Si tratta di: biodiversità; selezione; evoluzione; commercio. Cominciamo con la biodiversità, citando direttamente gli autori: "La diversità riflette la ricchezza genetica di una specie, che è un'assicurazione sul futuro, perché se arriva un parassita e colpisce una certa varietà, un'altra varietà saprà invece resistere". Peraltro, l'Italia è un paese straordinariamente ricco di biodiversità, grazie ai molti climi diversi delle sue zone e grazie alla posizione centrale sul Mediterraneo (tutto il commercio transitava per il Mediterraneo). Naturalmente, in merito alla biodiversità, occorre trovare un punto di equilibrio - che rappresenta necessariamente un compromesso - fra l'estremo della globalizzazione spinta e quello dell'orto di sussistenza per ciascun individuo. Non è possibile che ciascuno abbia un orto proprio, lo coltivi e ne raccolga i frutti, ma non è neanche pensabile che ci si debba nutrire esclusivamente di cibo lontanissimo dalla zona di residenza, acquistato solo in un ipermercato.

Non meno importante è la selezione. L'uomo - da sempre - ha selezionato le piante che riteneva migliori, si è impegnato a coltivare nel suo Paese piante che provenivano dai più remoti angoli della Terra e ha sempre cercato - dove necessario - di eliminare le sostanze tossiche dalle piante per mangiarle. Se oggi lo fa con un maggior livello tecnologico rispetto al passato, non dovremmo quindi stupirci, né aggregarci a gruppi di persone che ritengono "contro natura" l'opera dell'uomo sulle piante.

A tal proposito, passiamo all'altro punto centrale del libro: l'evoluzione. Gli autori ci spiegano - ad esempio - come e perché siamo diventati agricoltori: il cambiamento del clima, infatti, non ci ha consentito di continuare a fare i cacciatori - raccoglitori ed oggi stiamo pagando il prezzo di un nuovo cambiamento climatico, in attesa di avere il coraggio di cambiare ed adattarci all'ambiente. In particolare, considerando esseri umani e piante, bisognerebbe parlare di coevoluzione, infatti - come scrivono gli autori - "noi abbiamo trasformato le piante e le piante hanno trasformato noi". Dovrebbe esser chiaro a questo punto, che l'evoluzione delle piante ha portato con sé anche l'evoluzione del nostro cervello e del nostro intestino, insieme con la cottura dei cibi, di conseguenza non ha alcun senso seguire crudisti o paleodietologi ("indietro non si torna!" scrivono a tal proposito gli autori). Inoltre, studiare la storia del cibo serve proprio per capire come siamo arrivati ad oggi: in buona sostanza tutto ciò che noi definiamo "tradizionale" non lo è, in quanto è giunto da un altrove, soprattutto tramite il commercio. Di conseguenza possiamo tranquillamente affermare che non c'è nulla di tradizionale da proteggere contro qualche minaccia esterna. Noi abbiamo un mix e ce l'abbiamo perché il mix ha vinto la corsa evolutiva. 

Aggiungiamo una cosa sul commercio. I commercianti, giunti in Italia dai loro Paesi di origine, portano da noi la loro frutta e verdura per cercare - nonostante tutto - di sentirsi a casa.  E sono loro che, in realtà, compongono la parte più interessante del Mercato Grande. E quindi anche questo è un elemento importante di un libro denso, ma equilibrato nei contenuti, dialogico nella struttura e storico nell'approccio. Non manca niente, c'è infatti anche la pizza (in cui qui potete approfondire gli aspetti storici e scientifici) e il caffè, la merce più importante al mondo dopo il petrolio. 

A questo punto, dopo avervi dato una buona idea per farvi un regalo di Natale (e, perché no, ad utilizzare il libro a scuola o in biblioteca con l'annesso laboratorio, magari per sviluppare le competenze trasversali), mi dirigo verso una delle mie scaffalature e riprendo "Spore" di Maria Lodovica Gullino, il cui sottotitolo: "Tulipani con la febbre, caffè arrugginito, mele marce, arance tristi, basilico impazzito. Malattie delle piante che hanno cambiato il mondo e la mia vita" vi fa capire che è proprio la prossima lettura da affrontare. 

Walter Caputo
Co-fondatore di Cibo al microscopio

venerdì 13 dicembre 2019

LA TRANSUMANZA DIVENTA PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE DELL'UMANITA'

Fonte: pixabay


Forse qualcuno ricorderà di averla studiata sui libri di scuola quando si parlava dell'antica usanza di spostare le greggi dall'Abruzzo verso il tavoliere.
La transumanza è la migrazione (accompagnata) del bestiame dalla pianura agli alpeggi e viceversa.
Talvolta avviene nella stessa regione e in zone limitrofe all'allevamento, talvolta riguarda l'attraversamento di almeno due regioni.
Durante questi spostamenti vengono percorse le vie naturali dei tratturi: un largo sentiero erbose originatosi dal passaggio del bestiame.

L'allevamento intensivo ha quasi fatto morire questa pratica, che ancora resiste e, secondo l'Unesco, necessita di essere protetta. 

Ecco perché è stata dichiarata patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Il patrimonio di conoscenze dei pastori su: allevamento sotenibile, clima, sentieri è inestimabile e insostituibile.

Questa pratica permette agli animali di cibarsi di foraggio fresco dalla primavera all'autunno e ciò ha conseguenze sulle caratteristiche organolettica del latte e dei suoi derivati, nonché sulla salute delle greggi e degli armenti.

Oggi è possibile partecipare alla transumanza come spettatori in feste locali, che la celebrano, come la Festa della transumanza e della patata di montagna, che si svolge a inizio ottobre ad Usseglio in provincia di Torino.

Questa festa celebra i 100 giorni di lavoro in alta quota dei pastori per produrre la Toma di Lanzo d'Alpeggio, formaggio tipico piemontese.

Luigina Pugno

mercoledì 28 agosto 2019

LA FISICA IN CUCINA

Foto di Walter Caputo
Nella vita quotidiana di ciascuno di noi la Fisica serve ad un sacco di cose. Serve a fare meno fatica (ad esempio sfruttando le leve), ci consente di scegliere gli strumenti giusti per lavorare (anche in cucina), ci è indispensabile per fare calcoli veloci e pratici, precisi solo quanto ci occorre: come diceva Enrico Fermi "non fare mai nulla con precisione maggiore dello stretto necessario" (1).

"La scienza e la cucina vivono di curiosità, di esperimenti, di scoperte, di ricerca. Ogni scienziato cerca di arricchire il patrimonio della conoscenza con fatti ed idee nuove. Analogamente, anche il cuoco più legato alla tradizione sperimenta spesso piccole modifiche a tradizionali procedure, provando nuovi attrezzi in cucina e persino inventando nuove ricette. E' quindi possibile utilizzare un approccio scientifico anche in cucina, seguendo le indicazioni del metodo scientifico, per esempio realizzando una ricetta" scrivono Ugo Amaldi e Maria Bonzagni nel libro: "La Fisica in cucina", pubblicato da Zanichelli. E le loro parole costituiscono la miglior sintesi per descrivere l'indubbia utilità di un manuale di Fisica che - in un certo senso - abbia origine in cucina.

Infatti la cucina, di per sé, è già un laboratorio scientifico attrezzato: ci sono gli strumenti di misura (bilance, termometri da forno, da carne, ad infrarossi); gli attrezzi di lavoro (forbici, pinze per il ghiaccio, schiacciapatate, tagliauovo, sac a poche, pentole a pressione e chi più ne ha, più ne metta); le misure da rilevare e i calcoli da effettuare (ad esempio saper aumentare o ridurre proporzionalmente le dosi di una ricetta a seconda delle necessità).

Oggi la fisica in cucina, per qualunque operatore professionale (innanzitutto i ristoratori), ma anche per chi semplicemente cucina a casa per la propria famiglia, è indispensabile: si otterranno sicuramente migliori risultati con un minor sforzo. Ma – dal libro citato – si evince un altro aspetto, che va oltre l’utilità pratica: apprendere le basi della Fisica nel modo più semplice e più familiare possibile; con ciò intendo dire che per studiare le leve (ad esempio) è più facile pensare a forbici, schiacciapatate, spaccanoci e simili perché li possediamo e li usiamo. Stesso discorso vale per l’elettricità: possiamo pensare non solo agli strumenti elettrici in cucina, ma anche alla normalissima pellicola per alimenti, che si “attacca” proprio perché è elettricamente carica.

Consideriamo ora la matematica che serve per la Fisica: devo ammettere che gli autori hanno fatto un lavoro notevole per non dare nulla per scontato, al fine di consentire a tutti di imparare il minimo indispensabile. In particolare, tutti i calcoli, i grafici, le formule sono ben spiegati e – soprattutto queste ultime – sempre ben agganciate al contesto della cucina in cui si opera e a colori ben utilizzati ed immagini che colpiscono per la loro immediatezza.

Insomma, non credo che abbiate mai studiato Fisica su un manuale del genere. E’ quindi ora di cominciare, perché tutti i vostri pregiudizi sulla materia cadranno, uno dopo l’altro.

La Fisica in cucina
Ugo Amaldi, Maria Bonzagni
Zanichelli Editore, 2014

Walter Caputo

(1) David N. Schwartz - “Enrico Fermi – L’ultimo uomo che sapeva tutto” - Solferino libri Editore

giovedì 18 aprile 2019

COM'E' FATTO IL BURRO?


Il Festival del Giornalismo Alimentare (edizione 2019) ha visto la partecipazione di Inalpi, azienda leader in Italia nella produzione di burro. La ditta si trova a Moretta (Cuneo) in Piemonte, dove c'è anche l'unica Scuola di Caseificazione del territorio italiano. Matteo Torchio di Inalpi ci ha spiegato come viene prodotto il burro, le diverse tipologie che esistono, e come riconoscere quello di qualità.

Come deve essere composto il burro per essere considerato tale?

Secondo la legge la percentuale di grasso minimo presente nel burro deve essere dell'82%.

Come viene prodotto il burro?

Il burro viene ricavato dalla panna per centrifugazione. Innanzitutto la panna viene pastorizzata ad una temperatura iniziale di 72-75 °C e poi portata a 90°C per 15 secondi. Successivamente, per purificarla, la temperatura viene abbassata, così si formano dei piccoli grumi che vengono successivamente mantecati.

Quali sono le tipologie di burro maggiormente commercializzate?

I tipi di burro più diffusi in commercio sono:
- il burro da panna fresca di centrifuga;
- il burro da affioramento;
- il burro prodotto da siero.

Il burro da panna fresca di centrifuga viene prodotto come sopra descritto; il burro da affioramento si produce invece lasciando il latte crudo riposare a 12-16°C - la panna si separa e affiora - mentre il burro prodotto da siero è il burro a cui è stata tolta la parte grassa rimasta dalle altre lavorazioni (sull'etichetta viene indicato come burro derivato dal latte).

Esistono altre tipologie di burro?

Sì ne esistono almeno altre quattro.

Il burro anidro o chiarificato che contiene lo 0,2% di acqua e il 99,8% di grasso, è un burro che non contiene lattosio ed è perfetto per le cotture, perché ha un punto di fumo molto molto alto - intorno ai 150 gradi - e viene usato in pasticceria per produrre frolle e sfoglie. Quando è sciolto sembra olio.
Il burro tecnico - utilizzato in pasticceria - durante la burrificazione viene prodotto con temperature sotto zero.
Il burro lattico è quel burro a cui vengono aggiunti fermenti, in modo che sia più facilmente spalmabile.
E infine il burro d'alpeggio, che può essere considerato tale solo se l'animale pascola al di sopra dei 650 metri s.l.m. ed è all'aperto per almeno 6 mesi.

Cosa determina il gusto del burro?

Il gusto è dato dalla tipologia di lavorazione, dai batteri presenti nel latte, e da quanti giorni sono trascorsi dalla mungitura. Più il gusto è forte e più giorni sono passati dalla mungitura.

Quale burro è preferibile usare per le fritture? 

E' preferibile usare un burro con punto di fumo elevato, in questo modo non brucia e non si produce acrilammide, dannosa per la salute. Il normale burro che compriamo al supermercato ha un punto di fumo di 90°C, il burro anidro 150°C, mentre il burro di palma arriva a 200°C.

Luigina Pugno
coautrice del libro: "La pizza al microscopio"
cofondatrice del blog: "Cibo al microscopio"
redattrice di "Gravità Zero"

venerdì 5 aprile 2019

AGRICOLTURA SOSTENIBILE GRAZIE ALLE FORMICHE

Foto Pixabay 
Il più antico caso di lotta biologica riportato in letteratura risale a 1700 anni fa. Nel documento cinese del 304 d.C. si spiega come utilizzare le formiche tessitrici per difendere gli alberi da frutto.

Quando si mettono a punto pratiche agricole è importante controllare gli infestanti, ma anche limitare i danni all'uomo e all'ambiente.


Una via è il controllo biologico conservativo, che salvaguarda gli equilibri naturali e aumenta l'efficacia dei predatori già presenti negli agroecosistemi.
Ricordiamo tutti l'arrivo della cinice asiatica nel 2012 soprattutto perché da noi non ha antagonisti naturali. In una ricerca condotta con Lara Maistrello dell'università di Modena-Reggio Emilia è emerso che la formica Crematogaster scutellaris attacca con successo gli stati giovanili della cimice, diventando un importante strumento per limitarne la diffusione.

In agricoltura le formiche sono state combattute a causa della loro "collaborazione" con cocciniglie e afidi. In realtà sono solo alcune specie quelle che si alleano con queste infestanti, mentre ne esistono molte altre utili per l'agricoltura.

Ma quali sono i benefici?

I benefici in sintesi sono:

- rimaneggiamento e areazione del suolo
- arricchimento del suolo di materia organica
- alterazione dell'acidità del terreno favorendo la crescita di alcune piante piuttosto che di altre
- funzionano come bioindicatori delle alterazioni ambientali e della qualità dell'ambiente
- smaltiscono i rifiuti
- ricostruiscono gli ambienti degradati



Questo e molto altro viene descritto nel libro Il formicaio intelligente di Donato A Grasso, edito da Zanichelli, un libro alla portata di tutti, dove si trovano informazioni già note, ma altre del tutto inedite come l'utilità delle formiche per la medicina e l'agricoltura.

A proposito. Lo sapevate che le formiche fanno parte della stessa famiglia delle api? No? Allora dovete assolutamente leggere questo libro.


domenica 31 marzo 2019

LIBRI IN PIAZZA A CIRIE' IL 13 APRILE: CI SARA' ANCHE "LA PIZZA AL MICROSCOPIO"

Sabato 13 aprile 2019 - dalle 10 alle 18 - a Cirié ci sarà "Libri in Piazza" (Piazza San Giovanni e cortile parrocchiale), un'importante manifestazione il cui scopo è raccogliere fondi per le associazioni senza scopo di lucro, tramite la vendita di libri usati per tutti i gusti (saggistica, romanzi, poesie, letteratura per bambini e per ragazzi, divulgazione scientifica, gialli, noir, thriller...).

I fondi raccolti il 13 aprile verranno devoluti all'Associazione E.C.O., che - in questo modo - potrà continuare a tenere basse le tariffe degli psicoterapeuti, offrendo numerosi servizi low-cost a tutti gli associati.

E' questo il motivo per cui siete tutti invitati a Cirié , per trascorrere una bella giornata tra libri e intrattenimenti vari. A tal proposito, il 13 aprile alle 11:00 circa ci saranno anche gli autori del libro: "La pizza al microscopio". Non si tratta solo di una presentazione, in quanto Walter Caputo e Luigina Pugno eseguiranno esperimenti scientifici in diretta, per la gioia dei piccoli e dei grandi. Il titolo è: "Senza lievito non si gonfia". Dalle 15 alle 17 ci sarà il laboratorio di giocoleria a cura di Atlas Circus. E alle 17 si terrà la premiazione del concorso letterario: "Non c'era una volta". In  caso di maltempo l'evento di svolgerà sotto i portici di Palazzo D'Oria.

Walter Caputo
Food Science Writer

lunedì 4 marzo 2019

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E BUONA CUCINA DENTRO UN SUPERMERCATO

Secondo voi quanta innovazione si può introdurre in un supermercato? Se pensiamo ad un supermercato ci viene in mente un luogo in cui si va a fare la spesa e stop, ovvero un settore in cui non c'è più nulla da inventare. Nulla di più sbagliato: andate al Superstore Coop in Via Botticelli 85 a Torino e ne vedrete delle belle.

Prendiamo in considerazione il bar all’interno del supermercato. Potete ordinare e pagare in modo elettronico tramite uno schermo touch. Si chiama “Zero Attesa” e potete usare lo stesso sistema in un totem dedicato a gastronomia, salumi e formaggi. Basta indicare prodotto, qualità e quantità e in pochi click l'ordine è fatto. Tramite il dispositivo “Salva Tempo” saprete quando recarvi al reparto per ritirare la vostra ordinazione . Con lo stesso dispositivo - riservato ai tesserati Coop - potete anche scansionare i vostri prodotti e pagare in cassa automatica.
Ricciola

Ma non è finita qui. Tutte le etichette con i prezzi sono elettroniche, salvo quelli che si trovano nel reparto pescheria, dove però la tecnologia agisce di notte, facendo cadere dall'alto il ghiaccio: così risulta semplificato il lavoro mattutino degli addetti. Se non trovate un prodotto, non c'è problema: degli appositi totem vi forniranno la localizzazione esatta di ciò che cercate all'interno del supermercato. Infatti le etichette elettroniche hanno pure il geolocalizzatore.

Un'altra cosa che mi ha colpito e a cui non aveva ancora pensato nessuno è il servizio “Info Food”. Alla Coop trovate delle dietiste con laurea triennale che potranno supportarvi nelle scelte alimentari. A partire dalla spesa vi impediranno di mettere nel carrello prodotti che non sono coerenti con un'alimentazione corretta. Non vi forniranno la dieta classica con quantità di proteine zuccheri e via dicendo, ma vi daranno indicazioni su come migliorare la vostra alimentazione e di conseguenza anche la vostra salute, ed è tutto gratis. Voglio rimarcare a tal proposito un aspetto molto importante: non stiamo parlando di biologi o di nutrizionisti, ma di dietisti specializzati che vi forniranno indicazioni basate su fonti scientifiche, al fine di ridurre la tendenza delle persone a ricorrere alle cure fai da te o a quelle sentite dal cugino. 

Vorrei concludere questo articolo con un aspetto che potrebbe sembrare meno innovativo di quanto si possa pensare. Si tratta della buona cucina, di quella di qualità che tutti cercano nei ristoranti. Ecco, la trovate al Fiorfood della Coop. Grazie al press-tour organizzato dal Festival del Giornalismo Alimentare ho potuto constatare di persona la qualità delle preparazioni alimentari. In ciascuna area un responsabile ci ha spiegato ciò che aveva realizzato. Alcuni piatti hanno decisamente eccitato il mio palato: la ricciola del nostro Mar Mediterraneo, il vitello tonnato assolutamente delizioso, il prosciutto cotto Fiorfiore leggerissimo e tutti i formaggi (tome, pecorini e provole).

La menzione speciale però la dedico al reparto panetteria e pasticceria. Mi sono piaciuti moltissimo i trucioli livornesi fatti di pasta di pane con olio e sale, per il loro inedito equilibrio fra croccantezza e morbidezza. Il pane integrale, con quella punta di acidità dovuta al lievito madre, non era da meno. E poi c’era la pizza: alta come quella della panetteria, ma con un gusto e una morbidezza che si distingue nettamente dalla media di ciò che si trova sul mercato. Infine, i pasticcini alla frutta: una degna conclusione. La qualità che ho riscontrato deriva anche dal controllo: tutte le preparazioni, salvo cose molto specifiche (ad es. cibo per celiaci) sono fatte nella Coop e non acquistate dall'esterno.

Walter Caputo & Luigina Pugno
Food Science Writers